Wolff: «Antonelli non è Senna, troppa pressione su di lui in Italia. Le nuove regole? Aiuti a un solo motorista»
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Redazione Sport
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Il circo della Formula 1, parlando con i suoi protagonisti, svela spesso dinamiche che i riflettori accesi sui rettilinei non colgono. Toto Wolff, team principal della Mercedes, ha scelto un incontro con la stampa – quello stesso giorno in cui i vertici delle scuderie e la Federazione discutevano le proposte di modifica da sottoporre al consiglio mondiale del motorsport – per mettere in guardia da due fenomeni paralleli: la pressione mediatica su un giovane talento e la tentazione di stravolgere le regole con troppa foga.
«Antonelli non è Senna», ha dichiarato l'austriaco, riferendosi al giovanissimo pilota italiano cresciuto nel vivaio della Stella a tre punte. Secondo Wolff, in Italia si sta caricando il ragazzo di un’aspettativa paragonabile a quella riservata ai fenomeni assoluti del passato, un peso che rischia di comprometterne la serenità e la crescita naturale. «Troppa pressione su di lui», ha sottolineato, senza mezzi termini, come se volesse tracciare un argine a quella che considera una narrazione distorta e controproducente.
Le regole del 2026 e il metodo “a scalpello”
Sul fronte regolamentare, Wolff ha usato una metafora plastica per descrivere l’approccio che preferirebbe vedere adottato dalla Fia e dai team. «Le regole vanno modificate con piccoli colpi di scalpello, non serve una mazza da baseball», ha affermato, respingendo l’idea di interventi radicali. La lunga pausa forzata – quella che ha portato alla cancellazione dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita – aveva già dato modo alle scuderie di riflettere sui nuovi regolamenti entrati in vigore nel 2026; ora, con i primi dati alla mano, la sensazione è che si debba correggere il tiro senza generare nuove criticità.
«Abbiamo imparato dal passato», ha aggiunto Wolff, ricordando come alcune scelte affrettate abbiano poi costretto tutti a subirne le conseguenze. Il suo ragionamento si allinea a quanto già sostenuto da altri tecnici del paddock, incluso Alan Permane: intervenire con il bisturi, non con l’accetta, per evitare che la soluzione di un problema ne apra un altro.
Un vantaggio tecnico e nessun gioco politico
La Mercedes, attualmente leader di entrambe le classifiche mondiali, si trova in una posizione di vantaggio con le nuove regole, e Wolff lo sa bene. Eppure, nel suo intervento, ha voluto evitare qualsiasi sospetto di manovre politiche. «Niente giochi politici», ha tenuto a precisare, definendo costruttive le discussioni in corso tra piloti, Fia, Formula 1 e team. «Abbiamo tutti gli stessi obiettivi – ha detto – migliorare il prodotto e la sicurezza di ciò che facciamo». L’ultimo summit online, quello che avrebbe dovuto riunire i team principal proprio in quella giornata, era atteso proprio per mettere a punto le modifiche – soprattutto in chiave qualifica – da sottoporre al voto del consiglio mondiale.
Meno calcoli e più spinta: la svolta da Miami
Il mondiale 2026 ha appena emesso i suoi primi vagiti, eppure la Federazione non ha intenzione di restare a guardare. Dopo i primi tre round stagionali, i dati hanno parlato chiaro: serve correggere il tiro per restituire ai piloti il piacere della guida "flat-out" e una sicurezza maggiore. Nel corso del summit tra Fia, team principal e motoristi, è stato varato un pacchetto di riforme sostanziali al regolamento tecnico. Diventeranno realtà già dal weekend di Miami, subito dopo il voto del Consiglio Mondiale di lunedì. Wolff, in questo contesto, ha criticato anche la tendenza di alcuni addetti ai lavori a esporsi pubblicamente con dichiarazioni che, a suo avviso, non sempre contribuiscono in modo costruttivo al dibattito. Meglio concentrarsi sui fatti – ha suggerito – e agire con precisione, senza forzature.




