Wolff e il paradosso di Antonelli: superstar in un’Italia senza Mondiali, ma il freno a mano resta tirato

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il sorriso è quello di chi non può nascondere la gioia e l’entusiasmo, le parole sono invece quelle di chi sa di dover abbassare pressioni e aspettative. Toto Wolff guarda al terzo successo consecutivo di Kimi Antonelli, che lascia Miami come leader del Mondiale con venti punti di vantaggio sul compagno di squadra George Russell, con la consapevolezza che questo ennesimo trionfo aumenterà ancora l’interesse nei confronti del diciannovenne bolognese, grande scoperta di questo inizio stagionale. Il team principal della Mercedes, interpellato al termine del Gran Premio in Florida, ha però voluto invertire subito la rotta dell’entusiasmo collettivo, conscio del fatto che il fragore mediatico, specialmente quello proveniente dall’Italia, rischia di trasformarsi in un boomerang per il suo giovane protetto. “È importante in questo momento che Kimi mantenga i piedi per terra”, ha spiegato l’austriaco, sottolineando come la bolla dell’adorazione pubblica vada gestita con il massimo della caution, quasi fosse un’unità fragile da proteggere dalle vibrazioni esterne.

L’effetto della mancata qualificazione ai Mondiali di calcio

Wolff ha introdotto un elemento sociologico interessante, che travalica i confini della mera cronaca sportiva, per addentrarsi nel tessuto emotivo del Bel Paese. Con la Nazionale di calcio che, per la terza volta consecutiva, non prenderà parte alla Coppa del Mondo in programma quest’estate, il vuoto lasciato dalla squadra più seguita è stato colmato da due icone solitarie. “Ora è tutto su Sinner e Antonelli, sono due superstar”, ha osservato Wolff, accostando il nome del pilota Mercedes a quello del tennista numero uno al mondo, Jannik Sinner, che proprio nello stesso fine settimana a Madrid ha continuato la sua marcia trionfale. Se da un lato questo riversamento di affetto rappresenta un riconoscimento straordinario, dall’altro espone il ragazzo a una pressione paragonabile a quella di un mercato azionario in forte rialzo, dove ogni flessione rischia di essere interpretata come un crollo. Il problema, nelle parole del manager, non è tanto la gestione interna della scuderia – dove il supporto familiare e l’ingegnere di pista Peter "Bono" Bonnington fungono da scudo – quanto proprio l’opinione pubblica italiana, che Wolff ha definito "il problema più grande". Le richieste di tempo da parte di media e sponsor crescono in modo esponenziale, e tocca al team attivare quel "freno a mano" che eviti una deriva pericolosa.

Il ruolo di Bonnington e la gestione del "selvaggio"

Non è tutto oro ciò che luccica, dice il proverbio. In questo caso, adattando il metallo alla storia di Mercedes, sarebbe il caso di sottolineare come la gestione di un talento così grezzo richieda una regia chirurgica. Wolff ha rivelato alcuni retroscena del successo di Miami, elogiando il lavoro del suo ingegnere di pista, quel "Bono" che ha già accompagnato epopee con Schumacher e Hamilton. “Oggi Kimi ha preso due strike per i track limits”, ha raccontato Wolff, descrivendo un momento di tensione interna. “Ho detto a Bono: 'Un altro e vado io in radio'. Lui mi ha risposto: 'No, lascialo a me'”. Questo passaggio, seppur tecnico, delinea un approccio educativo calibrato: Antonelli viene descritto come un pilota "wild", volitivo, che ha bisogno di essere rallentato piuttosto che spinto. Una filosofia opposta a quella che si applicherebbe a un pilota insicuro, che necessita di stimoli. La vittoria in Florida, giudicata da Wolff come la migliore del giovane italiano ("mi ha ricordato i tempi del kart e della F4"), è stata costruita sull’assenza di quegli errori che avevano caratterizzato la sua stagione d’esordio, dimostrando una capacità di metabolizzare l’errore e il caos che sorprende gli stessi tecnici della Stella.

La resa dei conti interna e la solidità della W17

Mentre l’esterno urla al fenomeno, all’interno del box la realtà è quella di una competizione spietata. George Russell, partito con i favori del pronome alla vigilia, ha raccolto un quarto posto a Miami, pagando un distacco di venti secondi dal compagno e un gap complessivo di venti punti in classifica. Wolff ha ammesso che parte della responsabilità di questo andamento sia da attribuire alla squadra, la quale avrebbe "complicato troppo le linee di sviluppo sulla gestione dell’energia" per il britannico. Tuttavia, il dato tecnico più rassicurante per Mercedes è la tenuta della W17 nonostante gli avversari abbiano portato in pista pacchetti evolutivi significativi. La vettura numero 12, sebbene non dominante come nelle prime uscite, ha retto l’urto delle McLaren e delle Red Bull, capitalizzando al meglio le qualifiche. Nonostante i quattro successi consecutivi tra i due piloti, il problema delle partenze – che hanno visto Antonelli perdere la testa della corsa nei primi metri prima di riconquistarla – rimane un’ombra all’orizzonte, un cruccio tecnico legato alla frizione o alla stima del grip che il team sta cercando di risolvere senza stravolgere l’assetto.

Un progetto quindicennale da proteggere dall’oggi

La strategia di Wolff, in definitiva, non è mai stata quella di bruciare le tappe per un successo immediato, quanto piuttosto quella di costruire un’egemonia duratura. Guardando al ragazzo che guida la sua macchina, il manager ha voluto ricordare che l’obiettivo è vederlo vincere per i prossimi dieci o quindici anni, e che un inciampo ora, causato dall’enorme peso delle aspettative, sarebbe un lusso che il team non può permettersi. “Io a 19 anni non ero nemmeno in grado di prendere un volo da solo, forse nemmeno di arrivare al terminal dell’aeroporto”, ha chiosato Wolff, umanizzando la figura del pilota e distaccandola dall’aura di invincibilità che i riflettori tendono a creare. Con il Mondiale ancora lunghissimo, la partita di Antonelli non è quella di chi deve dimostrare di essere già un predestinato, ma quella di chi deve imparare a convivere con la solitudine del primo posto senza perderci la testa. Il paragone con Sinner, per ora, è solo una suggestione giornalistica, un’associazione facile che Wolff rifiuta; perché l’uno ha vinto tre Gran Premi, l’altro è il numero uno mondiale da anni, e la distanza tra l’entusiasmo della scoperta e la certezza della conferma è un abisso che solo il tempo potrà colmare.

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