Spesa, carrello da 100 a 129,50 euro in cinque anni: i rincari record di caffè, olio e verdura
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Redazione Economia
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Negli ultimi cinque anni, fare la spesa in Italia è diventato un affare decisamente più oneroso, con un incremento complessivo del carrello che sfiora il 30%. A fotografare questa impennata ci ha pensato una simulazione del Sole 24 Ore, condotta su un paniere di 31 prodotti comunemente acquistati dalle famiglie: lo scontrino medio, tra luglio 2021 e luglio 2026, è passato da 100 a 129,50 euro, segnando un +29,5%.
Questo dato, che ricalca fedelmente l'indice Istat dell'inflazione alimentare (+30%), supera di gran lunga l'inflazione generale, ferma al 21% nello stesso arco temporale, a dimostrazione di come il caro vita si sia abbattuto con particolare violenza sulla spesa quotidiana.
La mappa dei rincari: il record di caffè, zucchine e olio
Analizzando i singoli prodotti, emerge un quadro di rincari diffusi che colpiscono duramente le tasche degli italiani. In cima alla classifica degli aumenti troviamo il caffè tostato, il cui prezzo è schizzato del 51%, passando da 11,64 a 17,55 euro al chilo. A seguire, tra gli ortaggi, spiccano le zucchine con un +51% e i pomodori con un +45%. L'olio extravergine d'oliva, altro protagonista indiscusso di questa stangata, ha registrato un incremento del 47%, salendo da 4,73 a 6,97 euro al litro.
Rincari pesanti anche per le patate (+44%), i cavolfiori (+42%) e le melanzane (+41%), mentre sul fronte della frutta, sebbene la media del comparto si attesti al 14%, ci sono picchi come le fragole (+48%) e i limoni (+37%).
I beni di prima necessità e il caro-vita fuori casa
L'impennata dei prezzi non si ferma certo alla verdura o al caffè in polvere; coinvolge pesantemente anche i beni di prima necessità. Le uova, ad esempio, hanno subito un rincaro del 43%, il riso del 44%, mentre il pane e la passata di pomodoro sono aumentati rispettivamente del 28% e del 26%. Per quanto riguarda le proteine, la carne non è stata risparmiata: il petto di pollo è salito del 34% (da 10,20 a 13,70 euro al chilo), mentre la carne bovina ha segnato un +31%, con un aggravio di circa 6 euro al chilo.
L'inflazione si fa sentire anche al bar e al ristorante: il caffè consumato al banco costa oggi il 21% in più rispetto al 2021, passando da 1,07 a 1,30 euro a tazzina, e secondo le stime gli italiani spendono circa 1,4 miliardi di euro in più ogni anno solo per questa piccola pausa quotidiana.
Le cause e la "trasmissione asimmetrica" dei prezzi
Le ragioni alla base di questi rincari sono molteplici e complesse. Da un lato, le tensioni geopolitiche e le crisi internazionali hanno sconvolto le catene di approvvigionamento; dall'altro, i cambiamenti climatici e le difficoltà produttive hanno ridotto l'offerta di materie prime come il caffè e l'olio.
Particolarmente interessante, tuttavia, è il fenomeno della "trasmissione asimmetrica" dei prezzi, che spiega perché i rincari arrivano velocemente sugli scaffali mentre i ribassi delle materie prime, come nel caso dell'olio d'oliva, stentano a manifestarsi. La ragione è che la quotazione della materia prima incide solo in parte sul prezzo finale, che include anche i costi di trasporto, trasformazione e distribuzione, rendendo la discesa dei prezzi molto più lenta della salita.
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