L’assalto del ghiaccio in Lombardia: strade trasformate in fiumi, la tregua prima dell’estate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è stata una semplice perturbazione di passaggio, quella che si è abbattuta nel pomeriggio di mercoledì 6 maggio sulle valli bergamasche e su gran parte della Lombardia, quanto piuttosto una manifestazione violenta e localizzata di instabilità atmosferica che ha messo in ginocchio la viabilità e costretto residenti e automobilisti a fare i conti con uno scenario inaspettato. A Berbenno, come a Zogno e Brembilla, la grande quantità di grandine accumulatasi in poco tempo ha letteralmente invaso le carreggiate, creando non pochi problemi alla circolazione in una fase, quella del pomeriggio, solitamente caratterizzata da un traffico intenso. Ma se le valli orobiche hanno subito un duro colpo, è stato nell’hinterland comasco e varesotto che il fenomeno ha raggiunto la sua massima espressione distruttiva, trasformando il paesaggio – come testimoniano numerosi video e fotografie diffusi in rete – da primaverile a improvvisamente invernale.

La supercella che ha ghiacciato il Comasco e il Varesotto

Spostandosi qualche chilometro più a ovest, la situazione assumeva contorni addirittura più drammatici per quanto riguarda i disagi alla mobilità. Sulla Statale dei Giovi, arteria di fondamentale importanza per i collegamenti tra la Brianza e la Svizzera, la grandinata è stata talmente intensa da ricoprire completamente l’asfalto, trasformandolo in una pista di ghiaccio insidiosa. Le zone comprese tra Cermenate, Lomazzo e Cantù sono state letteralmente flagellate, con accumuli tali da rendere impraticabili diverse strade secondarie. Gli esperti hanno classificato l’evento come riconducibile al passaggio di una “supercella”, un tipo particolare di temporale caratterizzato da una corrente ascensionale rotante (mesociclone) che permette al sistema di auto-alimentarsi e persistere più a lungo. Secondo le rilevazioni effettuate dalle stazioni meteo limitrofe, in alcuni comuni come Cislago – dove i residenti sono scesi in strada con pale per rimuovere il ghiaccio come se fosse neve, rendendo necessario persino l’intervento di una ruspa – l’accumulo ha creato un vero e proprio “fiume di ghiaccio”. Il fenomeno, spiegano i meteorologi, è dovuto allo scontro violento tra correnti ascensionali calde e l’aria fredda discesa dalla Scandinavia, un contrasto termico che favorisce la formazione di chicchi di grandi dimensioni.

Un arcobaleno doppio come contraltare poetico

Non solo disagi e criticità, però. La natura, quasi a voler sigillare la violenza del temporale con un gesto di rara bellezza, ha regalato ai pochi rimasti all’aperto al termine del nubifragio uno spettacolo inconsueto e affascinante. Nei cieli della provincia di Varese, e in particolare non lontano dall’aeroporto di Milano Malpensa, è comparso un doppio arcobaleno. Le immagini, condivise dalla pagina specializzata ‘Tornado in Italia’, mostrano due archi perfetti che incorniciano le nubi temporalesche residu, un fenomeno ottico che si verifica quando la luce solare viene rifratta due volte all’interno delle gocce d’acqua, invertendo l’ordine dei colori nel secondo arco. Un incidente visivo, questo, che ha offerto un’improvvisa tregua ai sensi dopo ore di rumore sordo della grandine contro i tetti e i vetri delle auto.

L’altra faccia del meteo: l’afa africana alle porte

Secondo le proiezioni dei centri di monitoraggio, questa ondata di maltempo rappresenterebbe l’ultimo respiro fresco prima di un radicale cambiamento delle condizioni climatiche. Il Nord Italia, dopo il passaggio di queste violente celle temporalesche che hanno interessato sporadicamente anche il basso Veneto, il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia, si appresta a vivere una fase di alta pressione. Gli stessi esperti che hanno analizzato la genesi delle supercelle parlano ora di una “fiammata africana”, una massa d’aria rovente destinata a risalire dal continente nero verso il bacino del Mediterraneo. Le temperature, a partire dal Sud Italia, sono attese in netta risalita, con i termometri che potrebbero superare abbondantemente la soglia dei 30 gradi, riportando l’estate – o quantomeno un assaggio anomalo di essa – in pieno maggio. Una brusca inversione di rotta che lascia intuire come l’inverno meteorologico, ormai, sia solo un ricordo sepolto sotto a quei cumuli di ghiaccio che i volontari hanno spalato solo poche ore fa.

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