Meloni chiede scostamento di bilancio a Cipro, tra patto di stabilità e guerra in medio oriente
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Redazione Interno
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Da trent’anni, esattamente dalla nascita del Patto di Stabilità firmato ad Amsterdam nel 1997, l’Italia chiede a Bruxelles quello che poi puntualmente ottiene con il contagocce: un po’ più di flessibilità. Stavolta, a rinnovare la domanda – e non potrebbe essere altrimenti, visto il contesto internazionale – è stata Giorgia Meloni, durante il vertice europeo tenutosi a Cipro. La premier ha chiesto di srare dal calcolo del deficit pubblico le risorse destinate a fronteggiare lo shock energetico, una conseguenza diretta della guerra in Medio Oriente; una guerra, quella iniziata il 28 febbraio tra Stati Uniti, Israele e Iran, che ha già ribaltato le previsioni economiche su cui il governo aveva lavorato fino a poche settimane fa.
Il documento di finanza pubblica e il deficit che sale
Mercoledì 22 aprile, il Consiglio dei Ministri ha varato il Documento di Finanza Pubblica, che da domani inizierà il suo iter parlamentare. Un testo solo apparentemente tecnico, perché in realtà contiene molte delle scelte politiche che segneranno il proseguimento di questa legislatura – e, inevitabilmente, la campagna per le politiche del 2027. Il rapporto deficit/Pil previsto per il 2026 è fermo al 2,9%, un dato che già di per sé non lascia grandi margini. Ma è il denominatore di quella frazione a preoccupare: il Prodotto Interno Lordo, a causa del conflitto scoppiato due mesi fa, non crescerà come sperato. Il costo dell’energia è schizzato per famiglie e imprese, gli aerei rischiano di restare a terra per mancanza di carburante e gli autotrasportatori hanno proclamato un blocco nazionale dal 25 al 29 maggio, proprio per protestare contro il caro-gasolio.
Il piano Meloni contro gli “avvoltoi” e le reazioni dei soliti noti
La presidente del Consiglio – che lo scorso 25 aprile è apparsa all’Altare della Patria per le celebrazioni, in una Roma blindata – ha deciso di forzare le regole europee. Il suo obiettivo, dichiarato senza troppi giri di parole, è quello di scostarsi dai parametri di bilancio per aiutare imprese e famiglie. Una strategia che si articolerà in due provvedimenti attesi in settimana: un piano casa e un decreto lavoro. A questi, potrebbe aggiungersi a breve un voto sulla cosiddetta clausola nazionale, uno strumento che consentirebbe all’Italia di agire in deroga. Naturalmente, non sono mancate le voci critiche: i tifosi dell’inciucio, tra cui figurano economisti del calibro di Francesco Giavazzi e Lorenzo Bini Smaghi, hanno già cominciato a gufare, come si suol dire in gergo politico, auspicando un nulla di fatto per l’esecutivo.
La guerra di Trump contro l’Iran e i margini sempre più stretti
A rendere tutto più complicato – e non è un dettaglio da poco – è il contesto bellico. Donald Trump, tornato alla Casa Bianca ormai da più di un anno, ha scatenato insieme a Israele un’offensiva contro l’Iran che ha chiuso di fatto ogni spiraglio di normalizzazione economica. Per il governo Meloni, i margini di manovra si sono ridotti all’osso. Se da un lato la richiesta di flessibilità è un evergreen della politica europea – ne hanno parlato i governi precedenti senza mai risolverla fino in fondo – dall’altro la drammaticità degli eventi rende quella di Cipro una battaglia diversa dalle solite. Non si tratta più di aggiustamenti contabili tra Stati virtuosi e Stati ribelli; si tratta di capire se un paese come l’Italia possa permettersi di rispettare parametri pensati per un mondo che non esiste più.




