Vertice Cipro, i leader di Medio Oriente e Unione europea a confronto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si è aperto venerdì, nella capitale Nicosia, il vertice Ue che vede riuniti, intorno allo stesso tavolo, i leader del Medio Oriente e quelli dell’Unione europea; un’iniziativa, questa, voluta per discutere le implicazioni regionali di una crisi che ormai si trascina da mesi – e che nessuno, a giudicare dai toni delle delegazioni, sembra in grado di risolvere in tempi brevi. A fare gli onori di casa è stato il presidente cipriota Nikos Christodoulides, il quale ha ricevuto, tra gli altri, il presidente ad interim siriano Ahmed al-Sharaa, segno tangibile di un tentativo, da parte europea, di ricostruire canali di dialogo con attori considerati fino a ieri marginali. Al centro della discussione, il nuovo Patto Ue per il Mediterraneo, che dovrebbe ridefinire le politiche di vicinato; ma le cancellerie, va detto, mostrano posizioni ancora distanti su molti punti nodali.

La clausola di mutua difesa e il mandato ai ministri del Tesoro

Christodoulides – dando conto dei lavori della serata precedente, svoltisi ad Agia Napa – ha riferito che i Ventisette hanno concordato un passo concreto: la Commissione europea preparerà un progetto operativo su come rispondere nell’eventualità, mai così concreta negli ultimi anni, che uno Stato membro decida di attivare l’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione europea. Quella clausola, in vigore dal 2009, prevede la mutua assistenza in caso di aggressione armata contro un Paese dell’Unione; e la sua possibile attivazione, in un contesto di guerra alle porte del continente, non viene più considerata un’ipotesi remota. Parallelamente, le stesse fonti europee hanno precisato che i ministri dell’Economia e delle Finanze ricevono un mandato chiaro: proseguire il confronto sugli effetti economici del conflitto mediorientale – effetti che, ormai, si riverberano sui prezzi dell’energia, sulle catene di approvvigionamento e sulla fiducia degli investitori – senza escludere, a priori, nessuno strumento di intervento.

Il bilancio 2028-2034 e lo scontro Italia-Berlino

Ma è il secondo giorno del vertice – che si svolge in forma informale, va ricordato, proprio per favorire uno scambio più libero tra i leader – a mettere in luce le crepe più profonde all’interno dell’Unione. Il piatto forte dell’agenda è rappresentato dalla prima discussione sul bilancio pluriennale 2028-2034: una partita da centinaia di miliardi, dove le posizioni appaiono già polarizzate. Se da un lato l’Italia, rappresentata al summit dal suo premier, chiede maggiore flessibilità sulle regole del Patto di stabilità – in nome delle emergenze energetiche e dei rischi per la crescita – dall’altro la Germania, con il cancelliere Friedrich Merz, oppone un netto rifiuto all’idea di un nuovo debito comune. La frase riportata dai presenti, «l’Ue faccia con quello che ha», suona come un avvertimento a chi sperava in un allentamento dei vincoli di bilancio. E, a tenere banco, restano proprio le contingenze immediate: la crisi energetica, le sue ripercussioni sul deficit di molti Stati e i margini di manovra – oggettivamente ridotti – per farvi fronte senza inasprire gli squilibri tra nord e sud.

Preoccupazione per l’economia, nessuna esclusione di misure

Fonti diplomatiche, interpellate a margine dei lavori, hanno confermato una crescente preoccupazione per il peggioramento della situazione economica generale; non quella di un futuro lontano, ma l’erosione quotidiana della capacità di spesa delle famiglie e la contrazione della produzione industriale in alcuni Paesi chiave. I leader, pur senza prendere decisioni vincolanti in questa sede informale, hanno affidato ai ministri del Tesoro il compito di esplorare ogni possibile risposta – e il «nulla viene escluso» ripetuto più volte non è una formula retorica, bensì l’indice di un dibattito ancora tutto aperto. Tra un confronto e l’altro, a Nicosia si rincorrono i nomi dei grandi assenti e le tensioni latenti: la sfida, per l’Europa, resta quella di tenere insieme la difesa comune, la disciplina di bilancio e un’idea di Mediterraneo che non sia solo una linea di faglia, ma anche un’opportunità.

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