Meloni a Cipro: “Conti in ordine ma il superbonus si pagherà fino alle prossime elezioni”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La brezza marina che spazza la costa di Agia Napa, tempestata dalla presenza dei droni dei pasdaran che hanno messo nel mirino l’isola, fa da sfondo a un punto stampa nel quale Giorgia Meloni sceglie di giocare a carte scoperte. La presidente del Consiglio, arrivata a Cipro per la riunione informale dei leader Ue, rivendica con forza il lavoro fatto sui conti pubblici, ma è il passato, in particolare quello legato agli sconti fiscali in edilizia, a pesare come un macigno sul presente. I numeri, nel suo racconto, non mentono: "Quando siamo arrivati al governo avevamo un deficit all'8,1 per cento – ricorda la premier – e oggi lo abbiamo portato al 3,1 per cento". Un risultato che non solo inverte la rotta rispetto all’eredità lasciata dai precedenti esecutivi, ma che migliora addirittura le previsioni del governo stesso, ferme al 3,3 per cento.

Il peso specifico dei debiti pregressi

Purtuttavia, la soddisfazione per il dato lascia presto spazio all’amarezza, o meglio, alla constatazione di un vincolo strutturale ereditato. Meloni lo afferma senza troppi giri di parole: "Finiremo di pagare i debiti del superbonus quando arriveranno le prossime elezioni politiche". Un'affermazione, questa, che suona come una condanna a lungo termine per le casse dello Stato, costrette a fare i conti con una misura – definita "sciagurata" dalla stessa premier in altre occasioni – che ha prodotto un "impatto di 140 miliardi". La narrazione dell'eredità avvelenata, pertanto, diventa il tema centrale del discorso: qualcuno, nel recente passato, ha lasciato dei debiti che "il governo successivo ha dovuto pagare per 5 anni". È la pietra dello scandalo che impedisce all’Italia di uscire dalla procedura d’infrazione, un rammarico espresso chiaramente dalla premier, la quale sottolinea come per centrare l’obiettivo del 3% sarebbero bastati "appena 20 miliardi di Pil in più".

Lo scostamento di bilancio non è una chimera

Se il passato chiude le porte, il presente – segnato dalla crisi energetica e dalle tensioni internazionali – potrebbe spalancarne altre, magari in deroga alle regole europee. Alla domanda se sia in programma uno scostamento di bilancio, la risposta di Meloni è un concentrato di pragmatismo venato di cautela: "Vediamo, ad oggi non escludiamo nulla". Prima di muoversi, però, l’esecutivo intende verificare "quali regole avremo a livello europeo", per poi decidere le contromisure a livello nazionale. La priorità, spiega, resta quella di "dare risposte" a famiglie e imprese, specialmente nel settore dell’autotrasporto, dove il rischio di un’impennata dei prezzi al consumo è concreto. La premier, in questo senso, incalza l’Europa affinché dimostri "più coraggio": la flessibilità sugli aiuti di Stato va bene, ma per Paesi come l’Italia – il cui spazio fiscale è già compresso – non è sufficiente. Ecco perché chiede che le spese per fronteggiare il caro energia non vengano conteggiate nel Patto di Stabilità, proprio come avviene per quelle destinate alla difesa con il programma Safe.

Un’eredità che condiziona il futuro

La cornice cipriota, sotto la minaccia dei droni e con il costo dell’energia destinato a lievitare ulteriormente, diventa così il palcoscenico ideale per una fotografia realistica della situazione italiana. I conti, nelle parole della premier, sono "molto in ordine" e nessuno può affermare il contrario; eppure, quel disordine del passato – condensato nei debiti del superbonus – continua a pesare come un'ancora, rallentando la corsa del naviglio Italia. Meloni non nasconde la tentazione di procedere in autonomia (lo "scostamento" è un’opzione sul tavolo), ma preferirebbe farlo "in una cornice più confortevole", ovvero con il plauso di Bruxelles. L’obiettivo mancato del 3% nel rapporto deficit-pil, insomma, impedisce di archiviare in fretta la pratica con la procedura d’infrazione, obbligando l’esecutivo a una gestione oculata delle risorse in un contesto globale – dal Medio Oriente all’instabilità dei mercati – che promette scossoni ben peggiori di una semplice brezza marina.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.