La sfida del Digital Networks Act tra mercato unico e addio al rame
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il quadro regolatorio delle telecomunicazioni europee si appresta a vivere una trasformazione epocale, e il recente evento tenutosi presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma ha offerto una lente d’ingrandimento su due facce della stessa medaglia: da un lato, i benefici tangibili e misurabili della connettività in fibra ottica, presentati come un volano inarrestabile per l’economia nazionale; dall’altro, la complessa architettura normativa sovranazionale, il Digital Networks Act (DNA), che dovrebbe traghettare l’intero continente verso questa nuova era digitale. La ricerca “Fiber for human value”, discussa nel corso dell’incontro intitolato “Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso”, ha rimesso al centro del dibattito un dato chiaro: per ogni euro investito nella banda ultralarga, il Prodotto Interno Lordo italiano cresce di 4,4 euro, un moltiplicatore che trasforma la fibra da mera infrastruttura tecnologica a vero e proprio ammortizzatore sociale e creatore di occupazione, riducendo peraltro i consumi energetici fino al 86% rispetto alle vetuste reti in rame -1.
La pubblicazione della proposta del DNA da parte della Commissione Europea, avvenuta il 21 gennaio scorso, arriva in un momento in cui l’Italia, come del resto l’intera Unione, s contingenta con una penetrazione della fibra ancora ferma a un quarto delle potenzialità totali. La proposta di regolamento, che andrebbe a sostituire l’attuale Codice europeo delle comunicazioni elettroniche (EECC) -2, si pone l’ambizioso obiettivo di superare la frammentazione in ventisette mercati nazionali che di fatto ostacola la nascita di veri operatori paneuropei. L’introduzione di un "passaporto unico" per le autorizzazioni rappresenta uno dei cavalli di battaglia della riforma: un operatore potrebbe notificare la propria attività in un singolo Stato membro per estendere i propri servizi a tutta l’Unione, riducendo drasticamente gli oneri burocratici e quei costi amministrativi che, secondo le stime della Commissione, potrebbero calare fino al 50% -3.
Il nodo dello spettro e la sicurezza delle infrastrutture
Parallelamente alla semplificazione, il DNA punta a una gestione più strategica e coordinata delle risorse scarse, prima fra tutte lo spettro radio. Le licenze per l’uso delle frequenze, cruciali per lo sviluppo del 5G e del futuro 6G, vedrebbero un allungamento significativo della loro durata, arrivando in via ordinaria a essere indefinite e comunque non inferiori ai quarant’anni laddove si opti per un termine limitato -4. Questa misura, che garantirebbe maggiore certezza agli investimenti degli operatori, si accompagna a un rafforzamento della risposta europea alle crisi: viene introdotto un "Piano di preparazione dell’Unione per le infrastrutture digitali" volto a proteggere i cavi sottomarini e le reti critiche da incidenti, sabotaggi o ingerenze esterne, uno scenario reso ancor più delicato dalla rinnovata presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti e dalle conseguenti implicazioni geopolitiche sui fornitori tecnologici extra-europei -5.
La transizione dal rame alla fibra, cuore pulsante dell’incontro romano, trova nel DNA una tabella di marcia precisa. La proposta prevede piani nazionali per lo switch-off coordinato, con una data ultima, un "backstop" fissato al 31 dicembre 2035, per lo spegnimento delle vecchie reti in rame -6. Uno spegnimento che non sarà però immediato né generalizzato: sarà possibile solo laddove almeno il 95% delle unità immobiliari sia già coperto da rete in fibra e dove esistano alternative accessibili per i consumatori, con tutele specifiche per i servizi essenziali che ancora dipendono dalla vecchia tecnologia. Questa pianificazione, come emerso dagli studi presentati alla Luiss, non è solo una questione tecnica ma un prerequisito per colmare il divario di competitività con gli Stati Uniti e l’Asia, garantendo che l’Italia non resti indietro nella corsa all’innovazione.
Il dibattito sulla "fair share" e le concessioni alle big tech
Uno dei capitoli più attesi e controversi del nuovo regolamento riguarda il contributo dei colossi del digitale al finanziamento delle reti. Le attese di molti operatori storici, che spingevano per un meccanismo obbligatorio di "fair share" in base al quale piattaforme come quelle di streaming o i social network, responsabili della maggior parte del traffico dati, contribuissero direttamente ai costi infrastrutturali, sono state ridimensionate. La proposta della Commissione ha infatti optato per un approccio più morbido, istituendo un meccanismo di "conciliazione volontaria" supervisionato dalle autorità nazionali di regolamentazione e dal BEREC -7. Si tratta di una soluzione di compromesso che, di fatto, lascia alla libera negoziazione tra le parti la definizione degli accordi, allontanando lo spettro di un obbligo tariffario generalizzato ma aprendo al contempo a possibili future tensioni interpretative.
Non è tutto, perché la riforma incide anche sulla governance stessa del settore. Il BEREC, l’Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche, vedrebbe potenziati i propri compiti e la propria segreteria verrebbe trasformata in un "Ufficio per le reti digitali" (ODN) con maggiori risorse e responsabilità -8. Questa centralizzazione, se da un lato promette una maggiore uniformità applicativa delle norme, dall’altro ha sollevato più di una perplessità tra le autorità nazionali, timorose di perdere quel potere discrezionale che hanno esercitato finora nell’interpretare le direttive europee. La partita, a questo punto, si sposta nelle sedi legislative: il testo dovrà ora affrontare l’esame del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’UE, un iter che potrebbe durare fino a due anni e che vedrà i governi nazionali, alcuni dei quali già compatti nel difendere le proprie prerogative, tentare di limare gli aspetti più innovativi della proposta -9.
keywords: Digital Networks Act, fibra ottica, mercato unico telecomunicazioni, switch-off rame, Commissione Europea, investimenti banda larga
description: Il Digital Networks Act proposto dalla UE punta a un mercato unico delle telecomunicazioni con regole armonizzate, licenze pluriennali e lo switch-off del rame entro il 2035, mentre in Italia la fibra si conferma volano economico.




