Sicurezza sul lavoro, mancano fino a 5.900 ispettori: in Italia si continua a morire

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, che si celebra il 28 aprile, riporta l’attenzione su un’emergenza che in Italia non accenna a placarsi. Nonostante le campagne di sensibilizzazione e gli appelli delle istituzioni, i dati restano impietosi: solo nei primi due mesi del 2025, secondo l’Inail, 97 persone hanno perso la vita mentre svolgevano il proprio lavoro. Un fenomeno che, anno dopo anno, miete più vittime di molte calamità naturali.

Gli incidenti, spesso definiti con un eufemismo burocratico come “infortuni”, avvengono nei cantieri, nelle fabbriche, nei magazzini logistici e persino negli allevamenti, luoghi in cui la mancanza di controlli adeguati si traduce in tragedie annunciate. A Firenze, nel febbraio 2024, il crollo in un cantiere di via Mariti costò la vita a cinque operai, un episodio che ha spinto la Cgil a organizzare un flashmob e un momento di raccoglimento proprio in quel luogo, per ricordare che “la sicurezza dovrebbe essere la certezza di tornare a casa”.

Ma il problema, come denunciano i tecnici della prevenzione, è strutturale. Il sistema italiano soffre di una carenza cronica di ispettori: secondo le stime, ne mancherebbero tra i 3.600 e i 5.900, una lacuna che rende impossibile garantire un monitoraggio capillare. La Commissione di albo nazionale dei Tecnici della prevenzione (TPALL) ha lanciato un appello per colmare questo vuoto, sottolineando che senza una cultura della prevenzione e risorse adeguate, le morti sul lavoro resteranno una piaga sociale.

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