Rita Dalla Chiesa, tra nostalgia di Forum e il ricordo di un dolore indelebile
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In una recente intervista, Rita Dalla Chiesa ha ripercorso i capitoli più significativi della sua vita, mescolando con franchezza la nostalgia per una carriera televisiva lunga e felice al dolore, mai sopito, per una perdita personale che segnò il destino della sua famiglia. La parlamentare di Forza Italia, infatti, non esclude un possibile ritorno allo schermo, una volta portati a termine gli impegni politici che la vedono, tra le altre cose, coinvolta nei lavori sulla riforma della giustizia. “Mi capita spesso di provare nostalgia per la mia famiglia televisiva e per i tempi felici a Forum, dove sono rimasta ventitré anni”, ha spiegato, lasciando intendere che il percorso in Parlamento possa essere solo una fase, seppur importante, della sua esistenza professionale.
Il legame con Fabrizio Frizzi e il rimpianto per una scelta
Quello per la trasmissione condotta per oltre due decenni non è un semplice affetto lavorativo, ma un sentimento profondo, paragonato dalla stessa Dalla Chiesa al vedere “mio marito con un’altra” quando ora osserva il programma senza di lei. Un legame che si intreccia indissolubilmente con quello per Fabrizio Frizzi, collega e amico di cui parla con un trasporto palesemente sincero, confessando di averlo perso “due volte”, in un riferimento alla sua scomparsa che rievoca un vuoto ancora tangibile. L’addio a quel palcoscenico televisivo, ha ammesso, è una scelta di cui si pente ancora, rivelando come, forse, un consiglio di Silvio Berlusconi l’avrebbe potuta indurre a una valutazione diversa.
La notte che fermò il tempo
Accanto a questi bilanci professionali, però, riaffiora con forza un ricordo privato e luttuoso, quello dell’assassinio del padre, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo, ucciso in un agguato di mafia insieme alla seconda moglie e all’agente di scorta. Rita Dalla Chiesa ha descritto quel momento con parole che cristallizzano il trauma: la sua vita, ha detto, “è come se si fosse fermata a quando avevo 35 anni”, l’età che aveva quella sera del settembre 1982, distesa sul divano a guardare un film. Una telefonata del compagno dell’epoca, che con una scusa tentava di attirarla fuori casa prima che la notizia esplodesse, rimane il prologo inconsapevole di un prima e di un dopo incolmabile.
Tra impegno pubblico e memoria personale
Il racconto della giornalista e conduttrice dipinge quindi un ritratto complesso, dove l’esperienza politica attuale convive con il richiamo del piccolo schermo e, soprattutto, con l’elaborazione di una storia familiare segnata dalla violenza. Senza cadere in facili sentimentalismi, Dalla Chiesa delinea un percorso esistenziale in cui gli affetti, le scelte professionali e il dovere della memoria si fondono, mostrando come certi eventi possano definire un’intera esistenza pur senza precludere nuovi cammini. La sua riflessione, dunque, va oltre la semplice dichiarazione di intenti televisivi, toccando le corde più intime di un’identità forgiatasi tra luci, impegno civile e ombre.




