EasyJet punta su Milano Linate e Roma Fiumicino tra polemiche e crescita
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Redazione Economia
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Mentre easyJet consolida la sua presenza in Italia con l’apertura di una nuova base a Milano Linate – la seconda dopo Malpensa – e rafforza quella a Roma Fiumicino, le polemiche sul consumo di suolo e l’impatto ambientale del potenziamento aeroportuale riaccendono il dibattito. La compagnia, che ha schierato cinque aerei nello scalo milanese, punta a collegare destinazioni europee come Barcellona e Lisbona, sfruttando la strategia del punto a punto. A Linate, già operativa da domenica scorsa, verranno attivate 22 rotte, di cui 17 inedite, con un aumento del 145% dei voli rispetto al 2023.
A Fiumicino, intanto, easyJet celebra un doppio traguardo: l’inaugurazione della nuova base e il superamento dei 30 milioni di passeggeri trasportati da quando, nel 2008, iniziò le operazioni nello scalo romano. Con 16 destinazioni estive – cinque delle quali mai coperte prima – e un incremento del 35% dei posti disponibili, la compagnia britannica prevede di gestire fino a 56 voli giornalieri, offrendo oltre 1,4 milioni di posti. Un’espansione che però non convince tutti.
L’opposizione consiliare ha ribadito la propria contrarietà al progetto della quarta pista, definendolo un ulteriore scempio del territorio, con ripercussioni sulla Riserva Statale del Litorale romano e sulla qualità della vita dei residenti. Le critiche, rivolte al presidente Rocca e al sindaco Gualtieri, mettono in luce il conflitto tra sviluppo infrastrutturale e tutela ambientale, un tema che divide da anni istituzioni e cittadini. Senza entrare nel merito delle posizioni, resta evidente come la crescita del traffico aereo – se da un lato favorisce i collegamenti e l’economia – dall’altro sollevi interrogativi sui costi sociali e ambientali.
EasyJet, dal canto suo, procede senza esitazioni. Kenton Jarvis, amministratore delegato della compagnia, ha sottolineato come Linate e Malpensa siano complementari, con quest’ultima che ospita già 22 velivoli. Una strategia che mira a coprire nicchie di mercato, sfruttando la capillarità degli scali. Intanto, i numeri parlano chiaro: l’Italia rappresenta un hub sempre più centrale per il vettore low-cost, che qui investe risorse e capacità, ignorando – almeno in apparenza – le tensioni legate alle infrastrutture.




