L'autista del Cadore incontra i genitori del bimbo lasciato a piedi: "Sono sollevato, ora decide l'azienda"
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Redazione Interno
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Dopo giorni di polemiche che hanno travalicato i confini provinciali per approdare nei dibattiti televisivi nazionali, la vicenda del bambino di undici anni lasciato a piedi dalla corriera nel Cadore ha trovato uno spiraglio di composizione privata. Salvatore Russotto, l'autista al centro del caso, ha finalmente incontrato i genitori del minore, Andrea Zuccolotto e Maria Sole Vatalaro, in un confronto mediato dal programma "1MattinaNews" della Rai. Un episodio, quello dell’esclusione dal bus, avvenuto in una serata di neve mentre il bambino, sprovvisto del biglietto a tariffa speciale per le Olimpiadi, tentava di tornare a casa da scuola percorrendo a piedi un tratto di sei chilometri. Russotto, che aveva raccontato in televisione le difficoltà di quella specifica mattinata lavorativa, ha potuto così spiegare direttamente la sua versione dei fatti alla famiglia, in un clima disteso lontano dai riflettori.
Il confronto riservato e una stretta di mano
Le telecamere, per una volta, sono rimaste spente, consentendo un dialogo autentico e privo della pressione della cronaca. "Ho potuto stringere loro la mano, ci siamo rinfrancati a vicenda", ha dichiarato in seguito l'autista, usando un tono che tradisce un evidente sollievo. Da parte loro, i genitori hanno chiarito, con una decisione che chiude ogni spazio a eventuali procedimenti o a ulteriori strumentalizzazioni pubbliche, di considerare la questione archiviata. Un perdono concesso, dunque, che sposta l’asse della vicenda dalle dinamiche personali a quelle professionali, lasciando sul tavolo la responsabilità datoriale. La politica, come qualcuno ha fatto notare, aveva nel frattempo scaricato sul "fanalino di coda" le conseguenze di sceste organizzative più ampie.
Le conseguenze professionali in sospeso
"Sono sollevato - ha confermato Russotto ai microfoni di Rai1 - ora l'azienda dovrà decidere se licenziarmi o meno". La dichiarazione, asciutta, delimita con precisione il nuovo perimetro della questione: la riconciliazione con la famiglia non coincide automaticamente con l’assoluzione da parte del proprio datore di lavoro, la DolomitiBus. La società di trasporto, che si era trovata al centro di un dibattito acceso sulla gestione tariffaria durante i grandi eventi e sul comportamento del proprio personale, deve ora valutare internamente la condotta del dipendente. Una valutazione che, stando ai fatti, non potrà prescindere dal contesto operativo specifico e dalle direttive aziendali in vigore in quel periodo, le quali avevano reso non valido il normale titolo di viaggio.
Una vicenda simbolo oltre la cronaca
L’episodio, per quanto circoscritto, era rapidamente diventato emblematico di disagi più strutturati, trasformandosi in un caso mediatico che ha messo in luce le falle di un sistema di mobilità messo sotto stress dalle esigenze olimpiche. La scelta dei genitori di accettare le scuse e di porre fine pubblicamente alla controversia, senza ricercare colpe o risarcimenti in sede giudiziaria, ha disinnescato un potenziale escalation. Resta, come retaggio della storia, la riflessione sulle procedure e sulla formazione degli addetti a contatto con il pubblico, soprattutto in situazioni di vulnerabilità. La stretta di mano, insomma, ha chiuso il capitolo umano, lasciando aperti quelli regolamentari e organizzativi, che si giocheranno nei prossimi giorni all’interno degli uffici dell’azienda di trasporto.




