L’Aston Martin di Newey e Honda arranca in Bahrain: un distacco di quattro secondi che pesa come un macigno
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Redazione Sport
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C’era una certa attesa, nel paddock di Sakhir, per vedere all’opera quella che sulla carta avrebbe dovuto essere la monoposto più rivoluzionaria del nuovo ciclo regolamentare. E invece, la prima uscita ufficiale dell’Aston Martin AMR26, la creatura nata dalla matita di Adrian Newey e spinta dal ritrovato abbraccio con la Honda, si è trasformata in un bagno di realtà. Il cronometro, si sa, è un giudice inflessibile, e al termine della prima settimana di test collettivi in Bahrain il verdetto è parso subito chiaro: la vettura color verde british racing occupa l’ultima posizione della classifica dei tempi, con un ritardo abissale dalla vetta, nell’ordine dei quattro secondi dal miglior riferimento fatto segnare dalla Mercedes. Un gap che, per quanto i carichi di carburante e i programmi di lavoro possano mascherare le reali gerarchie, assume i contorni di un campanello d’allarme difficilmente ignorabile -4.
La sostanza, al di là dei tempi sul giro, è fatta di numeri altrettanto impietosi: appena 206 tornate completate nell’arco delle tre giornate, un bottino di chilometraggio che è il più basso tra tutte le undici squadre presenti e che equivale a meno della metà dei giri percorsi da chi ha primeggiato in questa speciale classifica -4. I problemi di affidabilità, in particolare quelli legati alla power unit nipponica, hanno falcidiato il programma di lavoro, costringendo i piloti Lance Stroll e Fernando Alonso a lunghi e frustranti stop ai box. Se già il shakedown di Barcellona, a fine gennaio, era stato caratterizzato da un ritardo nella messa in pista della vettura, la trasferta bahreinita ha confermato le difficoltà di un progetto partito in salita -8. La nuova sinergia tra il telaio firmato Newey e il motore Honda, un’accoppiata che aveva fatto sognare i tifosi, sta vivendo una fase di rodaggio ben più complessa del previsto, con i giapponesi costretti ad ammettere di essere in una fase di rincorsa -6.
Ma non è solo una questione di quanti giri si riescano a percorrere; è anche e soprattutto come li si percorre. Le prime analisi tecniche suggeriscono che l’AMR26 sconta una sorta di peccato originale legato ai tempi di sviluppo. Newey stesso, con la consueta onestà intellettuale, ha riconosciuto che il team ha accumulato un ritardo di circa quattro mesi rispetto alla concorrenza, un’eternità in una Formula 1 che viaggia a ritmi serratissimi -6. L’arrivo del progettista britannico, avvenuto nella primavera del 2025, e la messa a punto della nuova galleria del vento, operativa solo dallo scorso aprile, hanno compresso i tempi di gestazione della monoposto in una finestra temporale strettissima -6. A questo si aggiungono le difficoltà di integrazione con la nuova unità Honda, un matrimonio tecnico che richiede tempo e messa a punto per esprimere il proprio potenziale, e che in Bahrain ha mostrato evidenti problemi di raffreddamento, costringendo gli ingegneri a intervenire con modifiche aerodinamiche tampone come l’apertura di "branchie" sulla carrozzeria per smaltire il calore in eccesso -10.
La nuova era Newey-Honda parte con il piede sbagliato
La gestione dell’energia e l’integrazione del complesso sistema ibrido, cuore pulsante di questi nuovi regolamenti, rappresentano un rebus di non facile soluzione. Shinji Orihara, general manager di HRC presente in pista, ha parlato apertamente di un processo di apprendimento ancora in corso, sottolineando come la collaborazione tra i due partner sia fondamentale per imparare a gestire al meglio l’erogazione della potenza e la ricarica delle batterie nell’arco del giro -6. Un’ammissione di difficoltà che trova riscontro nelle parole del pilota canadese Lance Stroll, il quale, con un realismo che rasenta la frustrazione, ha descritto una vettura ancora acerba in molti aspetti: dalla ricerca del bilanciamento alla mancanza di aderenza, senza dimenticare i limiti del propulsore -10. Più che un singolo problema, insomma, sembra essere la combinazione di molti fattori a tenere inchiodata l’Aston Martin al fondo della classifica. Il passo indietro è tanto più evidente se si considera l’investimento profuso da Lawrence Stroll e l’hype generato dall’arrivo di Newey, un fuoriclasse abituato a vincere e a dettare legge -3.




