Migranti, l'Ue si divide: Meloni incalza la Spagna su Schengen

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre si è concluso con un duro confronto sulle politiche migratorie, in particolare sulla regolarizzazione degli stranieri senza permesso di soggiorno decisa dalla Spagna. Giorgia Meloni e un gruppo di governi favorevoli a misure più restrittive hanno chiesto maggiore coordinamento tra gli Stati membri. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha riconosciuto che le decisioni nazionali possono produrre conseguenze oltre i confini del Paese che le adotta, richiamando l'importanza della cooperazione all'interno dello spazio Schengen.

La regolarizzazione spagnola divide i governi europei

Al centro dello scontro politico c'è il programma del governo di Pedro Sánchez, che prevede la regolarizzazione di circa 600mila migranti. La Danimarca, insieme all'Italia e alla Polonia, ha sostenuto la necessità di affrontare i possibili effetti delle scelte nazionali sugli altri Paesi dell'Unione. Nel confronto tra i leader è stata avanzata una formulazione che invitava a evitare provvedimenti capaci di incentivare l'immigrazione irregolare. Un altro punto controverso riguardava la possibilità di introdurre un meccanismo di consultazione preventiva sulle politiche con ripercussioni transfrontaliere. Le richieste più incisive non sono però entrate nelle conclusioni definitive del vertice.

La premier danese Mette Frederiksen ha assunto un ruolo particolarmente attivo nella contestazione della politica migratoria di Madrid, chiedendo un maggiore coinvolgimento delle istituzioni europee nella valutazione delle regolarizzazioni. La posizione spagnola è diversa: l'esecutivo rivendica il diritto di intervenire sulla condizione amministrativa degli stranieri presenti sul proprio territorio e difende una gestione fondata anche sulla solidarietà e sulla tutela dei diritti. La Commissione ha precisato che non è stato dimostrato un collegamento diretto tra il programma di regolarizzazione e la crisi migratoria verificatasi a Ceuta.

Meloni e Sánchez cercano una tregua sui controlli alle frontiere

Il confronto politico si è intrecciato con la controversia diplomatica tra Roma e Madrid sulla sospensione della libera circolazione. I due governi hanno avviato un tentativo di distensione dopo oltre due mesi di controlli alle frontiere, introdotti in seguito agli ingressi irregolari registrati nell'enclave spagnola di Ceuta. L'Italia aveva motivato il provvedimento con esigenze di sicurezza interna e con il rischio di movimenti secondari verso il proprio territorio. La Spagna aveva contestato la misura, giudicandola ingiustificata e discriminatoria, e aveva adottato a sua volta restrizioni nei confronti dell'Italia.

Il colloquio tra i due capi di governo ha consentito di aprire un percorso diplomatico per superare le limitazioni reciproche, senza risolvere le divergenze sulla gestione degli ingressi. Roma ha prorogato i controlli sui collegamenti aerei e marittimi con il territorio spagnolo fino al 23 ottobre. Anche Madrid ha esteso le proprie misure, mentre i ministri dell'Interno dei due Paesi sono stati incaricati di esaminare possibili forme di collaborazione. La questione riguarda direttamente il funzionamento di Schengen, il sistema europeo che consente normalmente gli spostamenti tra gli Stati aderenti senza verifiche sistematiche alle frontiere interne.

La Commissione prepara nuove misure per le emergenze migratorie

Nel corso del vertice, i leader europei hanno esaminato anche il lavoro avviato per rafforzare gli strumenti comuni di risposta agli arrivi irregolari. La Commissione ha manifestato l'intenzione di sviluppare, in collaborazione con gli Stati membri, un quadro di intervento per le situazioni di emergenza e per i casi in cui i flussi migratori vengano utilizzati come strumento di pressione politica. Il Consiglio europeo ha accolto favorevolmente questa iniziativa, limitandosi nelle conclusioni ufficiali a prendere atto dei progressi compiuti nell'attuazione delle decisioni precedenti.

Il lavoro preparatorio dell'esecutivo europeo comprende un piano articolato su cinque ambiti di intervento, presentato ai ministri dell'Interno all'inizio di ottobre. Tra le misure figurano il rafforzamento della cooperazione con i Paesi terzi sulle riammissioni, un maggiore impiego di Frontex nei rimpatri e la digitalizzazione delle procedure amministrative. Il programma prevede inoltre interventi per migliorare la capacità di individuare tempestivamente gli arrivi improvvisi e su larga scala. La Commissione ha indicato anche il potenziamento del Centro europeo contro il traffico di migranti di Europol tra le iniziative operative.

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