Il nome di Final Fantasy VII Remake Parte 3 è in bilico fra due opzioni, mentre il director svela il retroscena sulla Buster Sword
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La scelta del Titolo per il terzo e conclusivo capitolo del remake di Final Fantasy VII, atteso con impazienza da una platea mondiale di giocatori, si è ora ristretta a due sole possibilità. A rivelarlo è stato il game director Naoki Hamaguchi, il quale, nel corso di una conversazione con il noto youtuber francese Julien Chièze, ha anticipato che la decisione finale verrà presa entro la fine dell'anno in corso. La notizia, che arriva dopo un lungo periodo di silenzio ufficiale sulle sorti del progetto, circoscrive un interrogativo che ha alimentato numerose discussioni fra gli appassionati, i quali da tempo si interrogano sull'epilogo che verrà riservato alla trilogia di cui "Remake" e "Rebirth" sono stati i primi due, acclamati tasselli. Hamaguchi, senza ovviamente svelare quali siano le due alternative prese in esame, ha di fatto confermato che il team di sviluppo è ormai prossimo a sciogliere ogni riserva, chiudendo una fase di valutazione che ha accompagnato la produzione stessa del gioco.
Il pericolo scampato della Buster Sword
Parallelamente alla questione del titolo, lo stesso Hamaguchi ha svelato un retroscena significativo, legato a uno degli elementi più iconici dell'intera saga: la mastodontica Buster Sword brandita dal protagonista Cloud Strife. Durante lo sviluppo del primo "Remake", infatti, il team si interrogò a lungo sulla possibilità di ridimensionare l'arma, giudicandone le proporzioni eccessive e poco realistiche rispetto al nuovo stile grafico e alla maggiore cura per i dettagli fisici. L'idea, che avrebbe potuto alterare profondamente l'immagine stessa del personaggio, sedimentatasi nell'immaginario collettivo in quasi trent'anni di storia videoludica, venne tuttavia scartata dopo un'attenta riflessione. Secondo le parole del director, si comprese che la spada, nella sua forma originale e spropositata, rappresentava un simbolo troppo radicato e carico di significato per i fan per essere modificato in nome di un realismo fine a se stesso.
Una scelta che guarda alla cultura videoludica
La decisione di mantenere inalterato il design della Buster Sword, come ha spiegato Hamaguchi, trascende la semplice fedeltà al materiale di partenza. Essa incarna, piuttosto, una filosofia di lavoro che privilegia il valore culturale e affettivo di certi elementi, riconoscendo come essi siano divenuti parte di un patrimonio condiviso. Il realismo tecnico, per quanto importante in un'opera che ambisce a riproporre una storia classica con mezzi moderni, è stato quindi bilanciato con la necessità di preservare l'identità visiva di un'icona. Questa scelta, oggi, appare più che mai giustificata dal successo critico e commerciale dei primi due capitoli, i quali hanno dimostrato come sia possibile innovare senza tradire lo spirito dell'opera originale, anzi, rafforzandone alcuni tratti distintivi proprio attraverso la loro trasposizione in un contesto tecnologico avanzato.
Lo sviluppo procede mentre cambia il panorama
Le rivelazioni di Hamaguchi giungono in un momento di transizione per Square Enix, la software house che sta dietro alla serie, la quale ha recentemente annunciato una riorganizzazione delle sue attività con una riduzione del personale in alcuni uffici esteri. Tali dinamiche aziendali, per quanto rilevanti, non sembrano aver intaccato il percorso del team di sviluppo dedicato a Final Fantasy VII, il quale continua a lavorare al terzo capitolo con l'obiettivo di chiudere l'ambizioso progetto del remake. La definizione del titolo, in questo senso, costituisce un passo formale ma non per questo meno significativo, poiché sancirà l'identità definitiva di un'opera destinata a concludere un ciclo narrativo di enorme portata, segnando un'epoca per il genere degli action RPG.




