Il silenzio di Trump e la guerra delle petroliere nell'Atlantico

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Per due giorni Vladimir Putin avrebbe cercato, senza successo, di parlare al telefono con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’argomento, di quelli che scaldano i rapporti tra le potenze, era il sequestro nel Nord Atlantico della petroliera Marinera, nave che, battendo bandiera russa e scortata da un sottomarino della Marina di Mosca, è stata infine intercettata e condotta sotto custodia americana. Un episodio, questo, che ha lasciato il Cremlino in attesa di spiegazioni, mentre dalla Casa Bianca non è giunta, almeno inizialmente, alcuna comunicazione diretta. Trump, stando a quanto si apprende, ha poi disposto in autonomia il rilascio di due membri russi dell’equipaggio, una mossa che non ha però attenuato le tensioni diplomatiche sottese all’operazione.

Il mirino sulla "flotta ombra" e l’inasprirsi delle contromisure

La presa della Marinera si inserisce in una strategia americana, sempre più aggressiva, volta a colpire i traffici di greggio sanzionato. Questa azione, che unisce pressione militare e strumenti di coercizione economica, ha come obiettivo dichiarato quella di interrompere le rotte del petrolio tra Venezuela, Iran e vari paesi asiatici. Con il sequestro della Olina, battente bandiera del Timor Est e bloccata dalla Guardia costiera statunitense, salgono così a cinque le navi fermate in queste operazioni, un chiaro segnale dell’intenzione di Washington di stringere il cappio attorno alla cosiddetta “flotta ombra” russa, un network di petroliere utilizzate per eludere le sanzioni.

Il contesto venezuelano e le mosse parallele di Washington

La pressione sul Venezuela, paese chiave in questa partita energetica, si fa intanto più articolata. All’invio di una delegazione diplomatica statunitense a Caracas, si accompagna la notizia della scarcerazione di due cittadini italiani, evento salutato con favore dal governo italiano che ne auspica l’estensione ad altri casi. Questi sviluppi, se da un lato accennano a canali di dialogo, dall’altro non sembrano rallentare l’azione giudiziaria e militare statunitense, la quale procede di pari passo sulle due sponde dell’oceano. Il sequestro delle navi, come nel caso della M/V Bella1 annunciato ufficialmente via social dal Comando europeo degli Stati Uniti, viene infatti giustificato con precise violazioni del regime sanzionatorio.

Le implicazioni di una sfida aperta in mare aperto

L’intercettazione della Marinera, dopo un pedinamento durato oltre quindici giorni nell’oceano, rappresenta un’escalation significativa, poiché coinvolge direttamente asset militari russi, come la scorta del sottomarino. Tale dinamica, unita al mancato contatto tra i due capi di stato, delinea uno scenario in cui le azioni in mare diventano il linguaggio primario di una contesa più ampia. Le autorità americane, coordinando Dipartimento di Giustizia, Sicurezza Interna e il Dipartimento della Guerra, trattano questi sequestri come operazioni di polizia internazionale, applicando extraterritorialmente le proprie leggi, in un braccio di ferro le cui conseguenze continuano a dipanarsi lontano dai riflettori, nelle acque internazionali.

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