Guerra Ucraina-Russia, nuovi colloqui per la tregua a Gedda dopo la telefonata Trump-Putin

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una prima, seppur parziale, apertura verso la pace in Ucraina sembra prendere forma dopo la lunga telefonata tra il presidente americano Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin, durata oltre due ore e mezza. Secondo fonti della Casa Bianca, i due hanno concordato una “roadmap per una pace durevole”, che prevede, come primo passo, una tregua di 30 giorni sui bombardamenti delle infrastrutture energetiche. Tuttavia, non si tratta ancora di una cessazione totale e incondizionata delle ostilità, come richiesto da Kiev, il che potrebbe lasciare spazio a ulteriori avanzate russe e perdite di territorio per l’Ucraina.

Steve Witkoff, inviato speciale di Trump, ha confermato a Fox News che i colloqui per un cessate il fuoco inizieranno domenica a Gedda, in Arabia Saudita. A partecipare saranno il segretario di Stato americano Marco Rubio e il consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Waltz, che torneranno nel Paese mediorientale per discutere i dettagli di un possibile accordo. La scelta di Gedda come sede dei negoziati non è casuale: l’Arabia Saudita, da tempo mediatrice in conflitti internazionali, potrebbe offrire un terreno neutrale per facilitare il dialogo.

La telefonata tra Trump e Putin, definita dal presidente americano come “molto buona”, ha acceso speranze ma anche sollevato dubbi. Da un lato, Trump, che durante la campagna elettorale aveva promesso di chiudere la guerra in 24 ore, cerca di consolidare la sua immagine di grande negoziatore. Dall’altro, Putin vede nella trattativa un’opportunità per ottenere quello che tre anni di conflitto e oltre 200mila soldati russi morti non gli hanno ancora garantito: la creazione di uno stato cuscinetto ai confini occidentali della Russia.

L’Europa, intanto, rimane cauta. Se da un lato il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha espresso sostegno agli sforzi di Trump per la pace, dall’altro l’Unione Europea ribadisce il suo impegno a sostenere Kiev con invii di armi. La posizione europea, però, sembra in contrasto con quella americana, che al momento non prevede ulteriori aiuti militari all’Ucraina. Questo silenzio sulle armi, unito all’assenza di riferimenti chiari ai territori contesi, lascia aperte numerose incognite.

Mentre i grandi del pianeta decidono il futuro del conflitto, l’Ucraina e l’Europa assistono cercando di interpretare le mosse dei due protagonisti. La tregua di 30 giorni, sebbene limitata, rappresenta un primo passo verso una possibile de-escalation, ma il percorso resta irto di ostacoli. La mancanza di un cessate il fuoco totale e le pressioni russe sui territori occupati potrebbero complicare ulteriormente il quadro, lasciando Kiev in una posizione delicata.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.