L’Australia riconferma il premier laburista Albanese, tra stabilità e l’ombra di Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Labour Party australiano ha ottenuto una vittoria netta nelle elezioni federali di sabato scorso, conquistando, con i seggi ancora da assegnare, una maggioranza solida che consolida il governo di Anthony Albanese. Un risultato che, secondo molti osservatori, riflette non solo la ricerca di continuità da parte dell’elettorato, ma anche l’impatto indiretto delle tensioni politiche statunitensi.

La sconfitta della Coalizione liberale, guidata da Peter Dutton – il quale, in un’inversione senza precedenti, ha perso persino il proprio seggio – è stata letta come un rigetto delle derive populiste che hanno caratterizzato parte della destra occidentale. Dutton, accusato di aver abbracciato toni e strategie troppo vicini a quelli del presidente Donald Trump, ha pagato l’incapacità di proporre un’alternativa credibile al pragmatismo di Albanese, che ha puntato su stabilità economica e relazioni internazionali bilanciate.

L’eco del voto australiano ha trovato immediato riscontro a Bruxelles, dove le istituzioni europee hanno salutato con favore l’esito delle urne. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha espresso fiducia nel rafforzamento della cooperazione con Canberra, mentre la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha sottolineato la natura “non solo amichevole, ma fraterna” dei legami tra Ue e Australia. Un messaggio che, al di là delle formule diplomatiche, sembra riconoscere nel successo laburista un segnale di resistenza alle polarizzazioni che hanno segnato altri scenari politici.

Non è la prima volta, del resto, che un’elezione in un paese anglofono viene interpretata come un test per l’influenza del trumpismo. Già in Canada, il trionfo del liberale Justin Trudeau aveva confermato la tendenza a premiare forze moderate, capaci di distanziarsi dalle battaglie culturali importate dagli Stati Uniti. In Australia, dove il dibattito pubblico è stato meno acceso che altrove, l’elettorato ha scelto senza esitazioni chi garantiva una gestione ordinaria, lontana dagli eccessi retorici.

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