Trump plaude alla fine dello shutdown dallo Studio Ovale
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Redazione Esteri
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Donald Trump, dallo Studio Ovale, ha espresso piena soddisfazione per l’intesa raggiunta in Senato che pone fine al più lungo blocco delle attività amministrative federali nella storia degli Stati Uniti, durato quaranta giorni. Il presidente ha affermato che rispetterà l’accordo, da lui definito “molto buono”, il quale, a suo dire, consentirà di proteggere il sistema sanitario nazionale da quelle che ha descritto come richieste inaccettabili. “Non daremo un trilione e mezzo di dollari a persone che provengono dal carcere, dalle gang, dallo spacco di droga”, ha dichiarato ai giornalisti, sottolineando la volontà di un sistema dove si paghino “le persone invece delle compagnie di assicurazione”.
Il percorso dell'accordo
L’iter per superare lo stallo, che ha tenuto con il fiato sospeso l’intera macchina federale, non si è concluso con il voto del Senato. La palla passa ora alla Camera dei Rappresentanti, dove il partito di Trump dispone di una maggioranza considerevole, chiamata a esprimersi sulla legge di bilancio già approvata dall’aula alta. Il via libera definitivo, atteso a breve, segnerebbe la ripresa delle attività e il pagamento degli arretrati per centinaia di migliaia di dipendenti pubblici, i quali, loro malgrado, hanno sopportato il peso maggiore della paralisi.
Le divisioni nel Partito Democratico
Se da un lato i repubblicani celebrano la soluzione trovata, all’interno del Partito Democratico il malcontento è palpabile. Il voto favorevole di otto senatori democratici, infatti, è stato sufficiente a far pendere l’ago della bilancia verso l’approvazione, scatenando però aspre reazioni tra le frange più progressiste del partito. Questo episodio, che alcuni interpretano come una resa, ha di fatto incrinato lo spirito di unità che sembrava essere rinato dopo le recenti consultazioni elettorali, aprendo una crepa difficile da sanare in tempi brevi.
Le implicazioni immediate
L’accordo, al di là delle polemiche, rappresenta un punto di svolta operativo. Esso disinnesca una crisi istituzionale senza precedenti, la quale, prolungandosi, avrebbe rischiato di minare la stabilità stessa di servizi pubblici essenziali. L’amministrazione federale, dopo oltre un mese di immobilismo forzato, si appresta dunque a riavviare la sua macchina, mentre l’attenzione si sposta sulle prossime scadenze politiche, con un partito democratico che dovrà necessariamente fare i conti con le sue divisioni interne.




