Il calcio di Pasqua non perdona: la Cremonese affonda, Joao Mario accende le speranze europee del Bologna
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Redazione Sport
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Aprire la domenica pasquale con un calcio d’avvio, allo stadio Zini, significa spesso assistere a due partite in una: quella che si gioca sul campo e quella – silenziosa, sotterranea – che si combatte nelle teste degli allenatori. È quanto accaduto nella 31esima giornata di Serie A, tra una Cremonese bisognosa di ossigeno e un Bologna che, come si dice in questi casi, non può più nascondersi. A firmare l’avvio delle ostilità ci ha pensato Joao Mario, il portoghese del Bologna, il quale – appena il cronometro ha iniziato a scorrere – ha trovato il vantaggio per i felsinei. Un gol che sa di svolta, o almeno di una bussola riorientata verso quella zona europea che ora dista otto lunghezze, ma che il gruppo guidato da Vincenzo Italiano continua a inseguire con la coerenza di chi non ha mai smesso di crederci.
Un primo tempo da dimenticare per i grigiorossi
La realtà, per chi guarda dalla panchina di casa, si è rivelata ben presto amara. Marco Giampaolo, lo stesso che aveva ridato linfa vitale alla Cremonese riportandola sulla linea di galleggiamento dopo il successo all’esordio contro il Parma, si è ritrovato a osservare una squadra irriconoscibile. I fischi piovuti dagli spalti – lo Zini non è abituato a spettacoli del genere – hanno raccontato più di mille parole: di partite così brutte, si mormorava tra i presenti, non se ne vedevano da anni. La Cremonese, schierata con lo stesso undici che aveva affrontato i ducali (con l’unica, sostanziale modifica di Djuric al posto di Sanabria), è letteralmente sparita dal rettangolo verde. Il Bologna, dal canto suo, ha approfittato dell’assenza avversaria senza troppi patemi, chiudendo la prima frazione di gioco sul doppio vantaggio. Un divario che, a conti fatti, sembrava persino risibile rispetto alla mole di gioco espressa dagli ospiti.
Le scelte di formazione e il peso della panchina
Vincenzo Italiano, va detto, non ha stupito più di tanto nelle scelte iniziali: Ravaglia tra i pali, Joao Mario a spingere sulla fascia, e un tridente offensivo composto da Bernardeschi, Castro e Rowe. Una soluzione, questa, che ha lasciato Orsolini in panchina – una decisione calcolata, non una rinuncia – proprio per garantire peso specifico nella seconda parte del match. Dalla parte opposta, Giampaolo ha risposto con Audero in porta, una difesa a quattro (Terracciano, Bianchetti, Luperto, Pezzella) e un centrocampo che affidava a Zerbin, Grassi, Maleh e Vandeputte il compito di imbrigliare la manovra avversaria. Ma le carte in tavola, si sa, valgono poco se i giocatori non le interpretano. E la Cremonese, in questa domenica pasquale, ha semplicemente dimenticato di scendere in campo con la stessa cattiveria mostrata sette giorni prima.
La lotta salvezza e il sogno europeo che si riaccende
Due obiettivi, all’apparenza lontani, che si sono incrociati sull’erba dello Zini senza mai davvero combattere. Da un lato la Cremonese – aggrappata alla propria linea di galleggiamento per non sprofondare – cerca disperatamente punti pesanti. Dall’altro il Bologna, che pure accarezza l’Europa senza volerlo ammettere ad alta voce, ha dimostrato di saper colpire quando conta. Con questo successo parziale (e il punteggio, al momento della stesura, è destinato a pesare come un macigno sulla classifica dei padroni di casa), i felsinei si riavvicinano a quella zona che conta, forte di un organico che Vincenzo Italiano sta plasmando con mano sempre più ferma. E se i fischi allo Zini raccontano la disperazione di una tifoseria stremata, dall’altra parte del campo cresce la convinzione che questa squadra, forse, un posto in Europa possa davvero meritarselo.




