Imma Tataranni e il caso della fenice araba: il no a Mike, la pressione di Galliano e le indagini che tornano dal passato
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La terza puntata della quinta stagione, quella andata in onda domenica 22 marzo, ha messo in scena una verità spesso rimossa nell’esercizio della giurisdizione: che il passato, quando è stato archiviato con troppa fretta, ha il vizio di ripresentarsi, e lo fa sempre nella forma più cruda. Il caso che ha tenuto banco, nel penultimo appuntamento con la serie tratta dai romanzi di Mariolina Venezia, si è rivelato un meccanismo a orologeria in cui due morti – distanti tre mesi l’una dall’altra, ma accomunate da una medesima sostanza psicotropa nel sangue – hanno finito per disegnare un arco narrativo che univa Matera a Potenza, l’operato presente di Imma Tataranni (Vanessa Scalera) a un’indagine che il procuratore capo Altiero Galliano (Rocco Papaleo) credeva di aver chiuso per sempre.
Una sostanza che distorce il tempo e un’indagine chiusa con troppa leggerezza
A fare da filo conduttore tra la morte dell’avvocato Marco Pignatelli, rinvenuto senza vita nel Parco Paradiso di Matera, e quella della figlia Gloria, avvenuta mesi prima nel potentino, è stata la Fenix Arabia – un allucinogeno capace di alterare la percezione della realtà – che in entrambi i corpi era stata riscontrata. E qui si inserisce il nodo più spinoso del racconto: sulla scomparsa della giovane Gloria aveva indagato proprio Galliano quando lavorava a Potenza, e il fascicolo era stato archiviato. A distanza di settimane, però, l’arrivo del nuovo caso costringe la procura di Matera a riaprire quella vecchia ferita: al procuratore, in prima battuta, era sfuggito un dettaglio – un dettaglio che Imma, con la sua proverbiale capacità di non lasciarsi sfuggire nulla, non ha intenzione di trascurare.
Galliano, da parte sua, si trova così in una posizione delicata, quella di chi deve fare i conti con gli errori del passato mentre cerca di tenere a bada la sua sostituta più irrequieta. La pressione nei confronti della pm è costante, in ufficio come fuori, tanto più che il rapporto tra i due – tra il rigore formale del capo e l’istinto da battitore libero di Imma – si è rivelato fin da subito un campo minato. E se il lavoro, in questo caso, mette Imma nella condizione di poter restituire al procuratore quel sassolino nella scarpa che lui le aveva infilato fin dal suo arrivo in procura, la vita privata della protagonista non è da meno.
Dinamiche private sotto pressione: il no a Mike e la distanza che pesa
Mentre il caso giudiziario prendeva una piega che promette scintille in procura, l’episodio ha riservato spazio anche alle vicende sentimentali della rossa pm, seppure in modo inaspettato. La gita a cavallo con Mike (Tim Daish), il professore di inglese che da tempo cerca di conquistarla, non ha sortito l’effetto che l’uomo sperava: Imma, forse ancora segnata dalla separazione dal marito Pietro (Massimiliano Gallo), forse semplicemente troppo assorbita dal lavoro e dalle sue inquietudini, ha opposto un no netto, chiudendo di fatto la porta a quella che sarebbe potuta essere una nuova storia. Un gesto, il suo, che lascia intendere come la protagonista non sia ancora pronta ad amare – o forse non lo sia con chi non fa parte di quella complessa rete familiare che, suo malgrado, continua a tenerla legata a Pietro.
E proprio Pietro, in questo scenario, vive la sua personale via crucis lavorativa: il giovane manager Fossati (Lodo Guenzi) non allenta la presa, determinato a ottenere risultati nell’azienda di pannelli fotovoltaici, e la tensione professionale si riverbera inevitabilmente sul fragile equilibrio che l’ex coppia sta cercando di costruire. Se da un lato Imma respinge Mike, dall’altro la vicinanza forzata con l’ex marito – complice anche il tentativo di vendere la casa coniugale – riaccende dinamiche che sembravano sopite, rendendo la strada verso un definitivo distacco più tortuosa del previsto.
Un dettaglio che cambia tutto e l’ombra lunga degli errori giudiziari
Sul fronte investigativo, la svolta arriva grazie a un’osservazione minuziosa, quella stessa capacità di leggere tra le righe che da sempre contraddistingue il personaggio interpretato da Vanessa Scalera. Un fotogramma di una videoregistrazione, unito a un riscontro sul casellario giudiziario che rivela una condanna pregressa per reati fiscali della giovane Gloria, consentono a Imma di ricostruire un mosaico che Galliano, all’epoca, aveva volutamente ignorato. E qui l’elemento umano si intreccia con quello professionale: il procuratore confida alla pm che nella sua scelta affrettata – quella di chiudere il caso senza approfondire – avevano pesato sia la considerazione che i genitori della ragazza, entrambi stimati avvocati, sia la fragilità personale legata all’abbandono della moglie dopo quindici anni di matrimonio.
È in queste confessioni, estorte quasi dalla forza delle prove, che la serie mostra la sua cifra più autentica: quella di un sistema giudiziario fatto di uomini e donne le cui debolezze, talvolta, finiscono per incidere sulle indagini. Il confronto tra Imma e Galliano, in questo senso, è una resa dei conti attesa, un momento in cui la sostituta procuratore non si limita a risolvere un caso di puntata ma mette in discussione l’autorità stessa del suo superiore, facendogli comprendere quanto la fretta di archiviare possa avere conseguenze tragiche. Un insegnamento, questo, che Galliano farà bene a tenere a mente, soprattutto ora che la quarta e ultima puntata della stagione – in onda domenica 29 marzo – si appresta a chiudere non solo il caso del momento ma forse un intero capitolo della vita professionale e personale di Imma Tataranni.




