Più libri, più liberi: il bilancio di una fiera divisa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cinque giorni di polemiche, un mare di dichiarazioni e un esito sorprendente hanno segnato l'ultima edizione di “Più libri, più liberi”, la fiera della piccola e media editoria che, da evento culturale, si è trasformata in un palcoscenico di aspre tensioni ideologiche. Al centro della bufera, la presenza della casa editrice Passaggio al Bosco, il cui stand è divenuto l'epicentro di proteste e tentativi di boicottaggio, i quali, secondo quanto riportato, non hanno sortito l'effetto desiderato, ma anzi avrebbero finito per accrescere l'interesse verso l'editore stesso. Una dinamica, questa, che Marco Scatarzi, responsabile della casa editrice, ha commentato senza mezzi termini, affermando che chi voleva screditarla ha in realtà compiuto un autogol, regalandole pubblicità e incrementando la curiosità dei numerosi visitatori.

Uno stand e un cortocircuito

La vicenda, che molti osservatori hanno etichettato come l’ultimo “psicodramma” di un certo schieramento politico, ha visto infatti una parte della fiera mobilitarsi contro Passaggio al Bosco, definita “identitaria”, mentre dinanzi al suo spazio espositivo si formavano code di persone. Questo paradosso, tra inviti al boicottaggio e afflusso di pubblico, ha messo in luce le contraddizioni di un dibattito culturale spesso polarizzato, dove l’urlo dell’accusa – in questo caso di fascismo – sembra talvolta sovrastare un’analisi più pacata dei contenuti. Il clima teso, fatto di slogan e tensioni, ha finito per oscurare, secondo alcune riflessioni, il pluralismo delle idee che un simile evento dovrebbe rappresentare, trasformando i padiglioni in un campo di battaglia simbolico.

Le reazioni e il silenzio stampa

Al termine della kermesse, Passaggio al Bosco ha scelto una linea di estrema sobrietà, evitando dichiarazioni a caldo e rilasciando un comunicato ufficiale asciutto, privo di toni vendicativi. Una mossa che ha accentuato il contrasto con il rumore dei giorni precedenti. Nel testo, l’editore ha ringraziato in modo ironico il noto disegnatore Zerocalcare – tra i promotori delle proteste – per la pubblicità involontaria ottenuta, chiudendo così la propria partecipazione all’evento con una nota deflagrante quanto silenziosa. Una scelta, la loro, che ha spostato l’attenzione dalle polemiche al fatto concreto della presenza editoriale, lasciando che fossero i fatti, e non le grida, a parlare.

Il doppio standard nelle polemiche

Ciò che ha alimentato ulteriormente la discussione è stata la percezione di un doppio criterio nell’indignazione. Mentre, infatti, contro un editore veniva scatenata una campagna di ostilità, altri stand – che esponevano materiale dalle connotazioni radicali e, come sottolineato da alcune voci, anche in parte violente – proseguivano la loro attività senza suscitare reazioni analoghe. Questa disparità di trattamento ha portato alcuni a interrogarsi sui reali confini della tolleranza e del dibattito nell’ambito della fiera, sollevando domande su cosa sia considerato “accettabile” e cosa no in uno spazio che dovrebbe essere per definizione aperto al confronto. Una questione che rimane irrisolta, come un’eco delle divisioni che percorrono non solo il mondo editoriale, ma il Paese intero.

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