L'Olimpia completa il triplete e il giovane Poeta scrive la storia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
L'Olimpia Milano ha riconquistato il titolo di campione d'Italia, issandosi per la trentaduesima volta sul trono del basket maschile e completando, nel farlo, un'opera che era finora riuscita solo ai grandi club europei, ovvero il triplete nazionale.
La vittoria in Gara 4 contro la Reyer Venezia, rifilata ai lagunari con il punteggio di 86-72 al cospetto del pubblico amico del Palasport Taliercio, ha sancito la superiorità di una squadra che, dopo una regular season altalenante, ha trovato la quadratura del cerchio nel momento più opportuno, quello dei playoff, dove ha collezionato nove successi a fronte di due sole battute d'arresto.
Per il club meneghino, che già a settembre si era aggiudicato la Supercoppa e a febbraio la Coppa Italia, questo scudetto rappresenta il settimo dell'era Armani e il primo dopo la scomparsa, avvenuta nello scorso settembre, della storica figura di Giorgio Armani, a suggellare un ciclo che sembrava essersi interrotto con l'eliminazione in semifinale dell'anno precedente.
Il trionfo del "ragazzo" Poeta
Se la bacheca si arricchisce di un trofeo pesantissimo, il volto di questa impresa, e la sua mente, portano il nome di Giuseppe Poeta, il quarantenne ex playmaker che, da quando ha appeso le scarpe al chiodo nel 2022, ha scalato con una rapidità impressionante le gerarchie del massimo campionato.
La sua ascesa, che lo ha visto apprendere i segreti del mestiere prima come assistente di Gianmarco Pozzecco in Nazionale e poi come vice di Ettore Messina a Milano, lo ha portato a vivere una stagione da copione, iniziata con il ruolo di erede designato e terminata con la consacrazione anticipata.
La scorsa estate, dopo aver condotto Brescia alla sua prima finale scudetto della storia, Poeta aveva scelto di tornare all'Olimpia con la promessa di subentrare al maestro Messina, ma la successione, che si preannunciava per la stagione successiva, è stata accelerata a fine novembre dalle dimissioni del tecnico, rimasto comunque in società come president of basketball operations.
Da quel momento, il "ragazzo" come viene chiamato nell'ambiente, ha preso in mano le redini di un gruppo che, complice un calendario fitto di impegni europei e qualche altalena di troppo, stava faticando a trovare continuità, trasformandolo in una macchina da guerra capace di esprimere un basket veloce e divertente, come lui stesso aveva promesso il giorno della sua presa di potere.
Il suo primo scudetto da capo allenatore, che arriva a un anno esatto dalla sconfitta in finale con la Leonessa, è il frutto di un lavoro paziente e di una capacità gestionale fuori dal comune, che gli ha permesso di gestire l'eredità pesantissima lasciata da uno degli allenatori più vincenti d'Italia e di plasmare una squadra a sua immagine e somiglianza: solida, corale e letale nei momenti che contano.
La battaglia di Venezia e i protagonisti
La serie finale, che sulla carta si presentava come un derby equilibrato tra due delle formazioni più attrezzate del campionato, ha visto Milano imporre il proprio ritmo sin dai primi due atti casalinghi, vinti con autorità, prima di subire il contraccolpo in Gara 3 a Venezia, dove la Reyer era riuscita a vincere e a riaprire i giochi.
La risposta dell'Olimpia, a testimonianza della crescita mentale della squadra, è arrivata però nel quarto e decisivo confronto, giocato al cospetto di un pubblico lagunare che sognava il colpaccio; i biancorossi, invece, hanno messo in mostra una difesa granitica che ha limitato il miglior attacco della serie A, coadiuvata dalle prestazioni stellari dei suoi uomini di punta.
Nel tabellino di Gara 4, a fare la differenza è stato il secondo tempo del serbo Marko Guduric, supportato dall'immancabile apporto di Shavon Shields e dal talento di Armoni Brooks, eletto MVP della stagione e protagonista assoluto delle ultime decisive partite di Coppa Italia. il successo finale è stato celebrato sul parquet del Taliercio con la coppa alzata al cielo da Shields e da Pippo Ricci, che proprio in questa stagione ha ricoperto il ruolo di co-capitano, a suggellare un'annata perfetta che entrerà di diritto nella leggenda del club.
Per Venezia, che pure aveva disputato una stagione di altissimo livello conclusa con una finale conquistata con merito, la notte si è tinta di biancorosso, con la consapevolezza di aver sfiorato un'impresa che solo una squadra dal cinismo e dalla qualità superiore come quella di Poeta poteva negarle. la festa, che idealmente ha già raggiunto Milano, rappresenta per l'Olimpia non solo la conferma della sua egemonia nel panorama italiano, ma anche il primo, importante mattone di un progetto che, con un allenatore giovane e vincente come Poeta, guarda al futuro con rinnovata fiducia.




