Sanremo 2026, le pagelle dei look della finale tra l'eleganza della Pausini e la caduta di stile di Nayt

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il Teatro Ariston vive la sua notte più solenne, quella in cui la musica lascia spazio al verdetto finale, ma l'attenzione, come sempre, si concentra anche sul red carpet e sulle scalinate che portano al palco. La finale di Sanremo 2026 si apre con un prologo inatteso, un cappello introduttivo di Carlo Conti affiancato da Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti che, con uno stile formale e misurato, dedicano alcune parole agli ultimi, drammatici risvolti geopolitici: l'attacco coordinato sferrato nella mattinata da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, un'azione che rischia di innescare una pericolosa escalation bellica in Medio Oriente. Il direttore artistico, nel precisare che il Festival resta una festa, sceglie di non ignorare la stringente attualità, e lo fa indossando un impeccabile smoking doppiopetto jacquard firmato Stefano Ricci, lo stesso marchio fiorentino che ne ha curato l'immagine per l'intera kermesse. Conti, in questa ultima uscita, si concede un vezzo romantico, il baciamano alle colleghe, ma il suo completo, dal taglio classico e dai revers in raso, gli vale un'eleganza sobria che non strappa, però, l'applauso della critica di moda, ferma a un cinque politico.

Se il nero, come spesso accade nelle grandi occasioni, la fa da padrone, è Laura Pausini a interpretarlo nella maniera più trionfale. La co-conduttrice, che durante la settimana aveva alternato scelte discusse come il due pezzi in pelle di Balenciaga nella serata delle cover, per il gran finale sfodera un abito da vera Primadonna. La creazione, firmata Balenciaga by Piccioli, si distingue per una scollatura importante e profonda, illuminata dallo scintillio di un collier Bulgari in diamanti e smeraldi, un gioiello che da solo racconta di una serata di gala. Una scelta di stile che abbandona le sperimentazioni per abbracciare una sensualità matura e consapevole, un ritorno alla grande couture che si distacca dai total look in pelle che avevano diviso il pubblico nelle sere precedenti.

Il rischio e la conferma, tra luminosi bagliori e cadute rovinose

Sul fronte dei cantanti in gara, la tensione per la competizione si riflette nelle scelte stilistiche, alcune delle quali sembrano tradire un eccesso di zelo o, al contrario, una rassegnata rinuncia. Arisa, che durante la settimana aveva incantato con un abito bianco Des Phemmes impreziosito da milleduecento gocce di cristallo e si era confermata una delle regine di stile, nella finale subisce quella che i cronisti definiscono una vera e propria caduta di stile, meritandosi un'insufficienza netta. La sua uscita, priva della magia delle sere precedenti, delude le aspettative che lei stessa aveva contribuito ad alimentare. Dall'altra parte, Malika Ayane ottiene una sufficienza piena grazie a un look che la cristallizza in una posa elegante ma forse fin troppo statica, lontana dall'energia animalesca mostrata durante la terza serata con un abito tribale che l'aveva fatta apprezzare.

Tra le note positive, spicca la conferma di Chiello, che prosegue il suo percorso di riscoperta dell'eleganza iniziato nelle serate precedenti: dopo una svolta verso lo stile più curato nella serata delle cover, l'artista si presenta con un outfit che fonde dettagli punk a una silhouette chic, un equilibrio difficile che gli vale la sufficienza piena. Sayf, che aveva debuttato con un completo gessato marrone da gangster nella prima serata guadagnandosi più di una critica, corregge il tiro optando per un total white che, sebbene non originalissimo, possiede una sua pulizia formale, tanto da ottenere un otto meno per la pulizia della linea. Discorso opposto per Nayt, che spreca l'ultima occasione a disposizione: dopo un'avventura sanremese sottotono anche dal punto di vista dei voti musicali, con un look che nella prima serata era sembrato tirato e poco curato, in finale tocca il fondo con un tre che non lascia spazio a interpretazioni, decretando la sua bocciatura più severa.

Renga e il look da Club Sandwich, la coppia e il rischio del troppo semplice

Francesco Renga, che aveva già mostrato qualche incertezza nella scelta degli outfit durante la settimana, chiude la sua esperienza con un look definito "Club Sandwich" dalla critica, un voto di cinque che suggerisce una certa piattezza e mancanza di personalità. La scelta di un abbigliamento troppo basico e privo di guizzi, in una serata in cui i riflettori sono puntati sui dettagli, finisce per penalizzarlo, in un Festival dove anche il più piccolo accessorio può fare la differenza. La giuria di look, in questa edizione, ha premiato chi ha saputo osare con intelligenza, come nel caso di Bianca Balti che, pur non essendo in gara, ha dominato la scena della serata cover con abiti Valentino da vera diva vintage, e chi ha mantenuto una linea coerente e riconoscibile.

L'ultima passerella dell'Ariston si tinge così di luci e ombre: da una parte la grandeur di Laura Pausini e la semplicità efficace di Chiello, dall'altra il passo falso di Arisa e il tracollo di Nayt. In mezzo, una marea di total black e di scelte conservative che non entusiasmano ma nemmeno offendono, in una finale che, almeno per quanto riguarda il gusto, fotografa un Festival che ha vissuto di picchi isolati e troppe pianure. La sensazione, mentre cala il sipario, è che la vera partita della moda si sia giocata e persa nei dettagli, in quelle scelte che trasformano un semplice abito in un'affermazione di stile o in un'occasione mancata.

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