Sanremo 2026, la finale tra gli attacchi in Iran e i look di Mara Sattei, Levante e Patti Pravo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il teatro Ariston si appresta a vivere il suo sessantesimo minuto di celebrità annuale, l’atto conclusivo di questa settantaseiesima edizione del Festival, quando la liturgia della musica leggera è stata costretta a fare i conti con il rumore sordo dei conflitti internazionali. La finale, che si è aperta con il consueto tripudio di luci e attese, ha dovuto piegarsi alla stringente attualità geopolitica: l’attacco coordinato sferrato questa mattina da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha imposto una pausa di riflessione. Carlo Conti, affiancato da Laura Pausini e dalla giornalista del Tg1 Giorgia Cardinaletti, ha preso la parola non per annunciare il meccanismo del televoto, ma per lanciare un appello che suonava come un monito, raccogliendo l’invito dell’Unicef a proteggere i bambini, ovunque siano, dalla follia della guerra. È stato un momento in cui il palco dell’Ariston ha cessato di essere una bolla patinata per diventare una cassa di risonanza di un mondo in pezzi, con la Cardinaletti che ha parlato di un conflitto dall’esito incerto, mentre Pausini, con la voce rotta, scandiva un semplice, disarmante "basta odio". Superato lo scoglio della cronaca, la macchina dello spettacolo ha ripreso il suo incedere inesorabile, pronto a decretare il trionfatore di questa edizione tra i trenta big in gara, in una notte in cui l’eleganza e l’azzardo stilistico si sarebbero giocati la loro personale partita.

L’eleganza essenziale di Levante e il ritorno al glamour classico

Se c’è chi ha interpretato il Festival come una sfida all’ultimo cristallo, Levante ha preferito il rigore di una linea pulita, portando avanti un discorso di stile coerente e raffinato che ha trovato il suo culmine proprio in questa serata finale. La cantante, che ha scelto come una sorta di firma estetica la griffe Giorgio Armani, si è presentata sul palco con un tubino blu profondo, tagliato al ginocchio, che ne esaltava la silhouette con una semplicità solo apparente. Il dettaglio che trasformava l’outfit da elegante a memorabile risiedeva nei guanti trasparenti tempestati di brillanti, che lasciavano intravedere unghie laccate dello stesso colore dell’abito, in un gioco di rimandi che parlava di una femminilità consapevole e mai gridata. Accanto a lei, sul versante opposto dello spettro stilistico, Patti Pravo ha offerto una lezione di classe senza tempo: il suo abito nero in velluto, già di per sé un omaggio alla tradizione, era impreziosito da uno scialle ricamato con perline che ritraevano una fenice, simbolo di una rinascita artistica che la cantante sembra voler continuamente rincorrere e incarnare.

I guizzi di Mara Sattei e Ditonellapiaga tra gli eccessi mancati di Arisa e Tommaso Paradiso

Mentre la sobrietà regnava sovrana per alcune, altre artiste hanno scelto di giocare la carta della sperimentazione, con risultati a tratti sorprendenti. Mara Sattei, fedele al suo sodalizio con Vivienne Westwood, ha letteralmente incantato la platea con un abito da sera caratterizzato da una gonna in tulle voluminosissima, quasi scenografica, che coniugava lo spirito punk-aristocratico della stilista britannica con una femminilità sognante, meritandosi a pieno Titolo i voti più alti della critica specializzata. Ditonellapiaga, reduce dal trionfo nella serata delle cover, ha abbandonato i vezzi pin-up delle sere precedenti per trasformarsi in una versione contemporanea di Jessica Rabbit: un abito nero con corsetto a balconcino ne esaltava le forme, confermando la sua capacità di rinnovarsi senza mai tradire il suo Dna artistico. Non tutte le scelte, però, hanno centrato l’obiettivo. Arisa, spesso indicata come una delle regine indiscuse del red carpet dell'Ariston, ha deluso le aspettative con un look che molti hanno giudicato poco ispirato: un fiocco enorme, simile a un pacchetto regalo, e una canottiera troppo informale per una serata finale hanno fatto pensare a una mente già proiettata verso le vacanze, piuttosto che concentrata sulla competizione. Ancora più severo il giudizio su Tommaso Paradiso, il cui completo scuro e anonimo è stato bollato come l’outfit di un cameriere, una caduta di stile che non gli è stata perdonata. E se Fedez e Masini sono finiti nel mirino delle critiche per un look giudicato indecoroso, con un voto che rasentava lo zero, la palma della peggiore esibizione in fatto di stile è andata forse a Elettra Lamborghini: il suo vestito, paragonato a una colonna dorica, è sembrato più un elemento architettonico che un abito da sera, salvato solo dalla simpatia travolgente della cantante e dalla pioggia di Swarovski che lo ricopriva.

Sayf e Chiello tra conferme e ambiguità stilistiche

Tra i cantanti in gara, la finale ha rappresentato l'ultima occasione per imprimere nella memoria del pubblico un'immagine indelebile. Chiello, ad esempio, ha proposto una versione più “seria” di sé stesso, optando per un doppiopetto nero e una cravatta bordeaux impreziosita da una rosa appuntata, un look che giocava sul contrasto tra l'eleganza formale del taglio e la sua anima ribelle. Sayf, dal canto suo, ha confermato la sua predilezione per il total white, una scelta ormai diventata un suo marchio di fabbrica, seppur con l'aggiunta di una "rete da pesca" applicata sul fianco che non ha convinto del tutto i commentatori di moda, pur mantenendo intatto il suo appeal personale. Meno fortunato Dargen D'Amico, che ha giocato la carta della provocazione fino all'ultimo: dopo un look impeccabile e curato in ogni dettaglio, lo zoom sui piedi ha rivelato il colpo di scena, era scalzo, un'uscita che ha spiazzato e diviso la critica. Menzione a parte per Laura Pausini, che dopo le critiche per i look delle sere precedenti, ha scelto per la finale un lungo e sinuoso abito nero con gonna ampia e guanti in pelle, riconquistando la sua aura di diva internazionale, affiancata da un sempre impeccabile Carlo Conti in completo con ricami in raso.

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