Sanremo 2026, le pagelle dei look della finale: vince l’ignavia stilistica, solo Arisa e Malika Ayane si salvano dal naufragio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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E anche questo festival, con la sua settantaseiesima edizione conclusasi nella notte, ce lo siamo levati. L’ultima serata della kermesse canora, quella che incorona Sal Da Vinci vincitore con "Per sempre sì", ha messo in fila i guardaroba dei big, regalando però pochi spunti e ancor meno originalità. Se la musica, nel suo svolgersi canzone dopo canzone, ha tenuto banco fino all’ultimo momento con una competizione sentita, lo stesso non può dirsi per la passerella dell’Ariston, dove i look della finale sono apparsi perlopiù sottotono, annegati in un mare di total black e smoking d’ordinanza che nemmeno il Fantasanremo, con la sua verve giocosa, è riuscito a ravvivare del tutto. Basta dare uno sguardo ai cinque super finalisti, così simili nella loro monocromia in bianco e nero, che pure Carlo Conti, nel suo doppiopetto firmato Stefano Ricci dal taglio istituzionale e dai gemelli-gioiello a imprezosire la mise, se ne sarà accorto. Una piattezza stilistica che ha fatto da specchio a un’edizione che qualcuno, forse frettolosamente, ha già definito estremamente riduttiva.
L’ex-aequo della noia e le eccezioni che illuminano la scena
Nel solco di questa ignavia stilistica, qualche eccezione, per fortuna, c’è stata e ha brillato di luce propria. Arisa, ad esempio, si è confermata la regina indiscussa di questa edizione, una vera pigliatutto in fatto di stile. Per la finale ha optato per un abito composto da una semplice canotta bianca e una lunga gonna nera in raso, il tutto impreziosito da un maxi fiocco posteriore che si trasformava in uno strascico elegante e scenografico. Un’eleganza d’altri tempi, quella della cantante, che l’ha portata a ricevere un meritato nove o addirittura un dieci dalle pagelle dei critici. Ma a rubare la scena, e a dimostrare come si possa osare senza cadere nel pacchiano, è stata Malika Ayane: un’apparizione, la sua, in un abito laminato color argento di Brunello Cucinelli, con ampia gonna a corolla e lunghissimi guanti bianchi a completare una silhouette da diva moderna e luminosa. I capelli tirati indietro con il gel, puliti e contemporanei, hanno fatto il resto, regalando all’interprete di Animali notturni una lezione di stile che molti, in platea e sul palco, farebbero bene a studiare.
Se Malika ha illuminato il teatro con la sua luce argentea, Ditonellapiaga ha portato quella sua verve pop e ironica che l’ha contraddistinta per l’intera kermesse. Per la finale ha scelto un abito sexy dal corsetto nero, con gonna chiusa da un fiocco sul fianco destro e uno strascico portato a mano con una naturalezza e una sicurezza che, a detta di molti, sono mancate ad altre colleghe scese le scale dell’Ariston. I tre fiocchetti rosa sui capelli, poi, hanno aggiunto quel tocco di colore e di giocosità che non guasta mai. Menzione d’onore anche per Ermal Meta, che ha consacrato il suo mood da flâneur bohémien con un total look Trussardi da dieci e lode: giacca d’archivio in pelle effetto vinile, camicia in raso di seta con grande fiocco lasciato aperto, e il dettaglio del guantino in pelle a impreziosire il tutto. Un look colto e romantico, che si discostava dalla massa di completi anonimi.
Il trionfo del già visto e le cadute di stile tra papillon maxi e frac da becchini
Dall’altra parte dello schieramento, quello dei bocciati, il parterre è purtroppo folto. A guidare la classifica dei deludenti, loro malgrado, ci finiscono in molti, a cominciare dal vincitore serale, Sal Da Vinci. Il suo smoking con giacca bianca e quel papillon dalle dimensioni decisamente troppo generose – un maxi fiocco nero al posto del classico accessorio – hanno sortito un effetto che i critici non hanno esitato a definire vagamente “catering di lusso” o, peggio ancora, un prestito dal caposala del ristorante accanto al teatro. L’intenzione dandy c’era, forse, ma il risultato finale è parso più una caduta di stile che un guizzo di originalità.
E poi ci sono loro, gli uomini in completo nero. Una sfilza di artisti che hanno scelto la via più semplice, quella del “compitino ben svolto”, senza però un briciolo di fantasia. Tommaso Paradiso, pur con il suo completo Emporio Armani e il solito bottone slacciato della camicia – ormai sponsor non ufficiale di Sanremo 2026 – non è andato oltre la sufficienza stiracchiata. Leo Gassmann, con il suo completo A|X Armani Exchange, è apparso fin troppo naturale, classico sì ma senza un guizzo, un’idea che lo rendesse memorabile. Ma il giudizio più duro è forse quello riservato a Masini e Fedez, accomunati in un look che qualcuno ha paragonato a quello di due becchini usciti da un’agenzia di pompe funebri con velleità fashion. Il frac lucido del primo e l’essenzialità da “servizio security” del secondo, con quello squarcio sulla schiena a mostrare i tatuaggi che sembrava più un incidente di sartoria che una scelta voluta, hanno fatto gridare al disastro.
La co-conduttrice in difficoltà e l’eterno dilemma del velluto
Tra i banchi della finale, anche chi era chiamato a condurre ha mostrato qualche incertezza. Giorgia Cardinaletti, giornalista del TG1 e co-conduttrice dell’ultima serata, ha affrontato la scalinata dell’Ariston con un lungo abito dritto dalle spalline sottili firmato Ermanno Scervino, che più che valorizzarla l’ha irrigidita, quasi stesse portando una torta nuziale a più piani. Gioielli ridotti al minimo e capelli sciolti in onde lunghe dal sapore datato: un look che, nonostante la seconda uscita in un lace dress nero, non è riuscito a decollare, lasciando l’impressione di una donna poco a suo agio. Laura Pausini, invece, dopo l’abito imponente e voluminoso di Balenciaga per l’apertura – un total black con guanti di pelle lunghi che però soffriva di un’acconciatura non proprio azzeccata – ha ritrovato un po’ di smalto con il secondo cambio, un abito color prugna che, complice un raccolto più adatto, l’ha resa più luminosa.
E poi c’è il capitolo velluto, amato e abusato. Raf lo ha scelto blu per la sua ultima esibizione, restando nel solco del classico e ricevendo comunque una promozione, seppur con qualche riserva. Patty Pravo, invece, è andata sul sicuro con il suo lunghissimo abito di velluto e stola ricamata, un’apparizione quasi regale che non ha entusiasmato più di tanto, complice forse la ripetitività della scelta rispetto alle sere precedenti. In un festival che ha puntato tutto sulla prudenza, lasciando alla moda il compito di tenere sveglio l’Ariston, il risultato è stato purtroppo sottotono: pochi i look destinati a essere ricordati, ancor meno quelli che hanno davvero brillato. Una finale che si è chiusa con l’amaro in bocca, confermando che per lo stile, come per le canzoni, la sostanza è spesso un’altra cosa.




