Malika Ayane a Sanremo 2026: serenità, stupore e la forza degli "animali notturni"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non sarebbe Sanremo, d'altronde, senza il ronzio delle polemiche, alcune delle quali hanno già investito, in queste ore di avvicinamento, la scelta degli artisti da parte del direttore creativo e conduttore Carlo Conti. Un dato, però, emerge in modo incontrovertibile dal cast annunciato: l'elevatissima presenza di artiste femminili, tra le quali spicca, con la sua sesta partecipazione, Malika Ayane. Una presenza che, come spesso accade nel mondo dello spettacolo, si carica di significati che vanno ben oltre la semplice esecuzione di un brano. La cantautrice milanese, infatti, si contende con una collega dal profilo simile, quale è la scrittrice e musicista Levante, il ruolo di icona di stile intellettuale e chic di questa edizione del Festival, un ruolo che, a ben vedere, porta con sé un'attenzione quasi maniacale per ogni dettaglio esteriore, dal vestito al taglio di capelli.

Il ritorno all'Ariston e una nuova maturità artistica

Dopo cinque anni di assenza, le luci del palco dell'Ariston torneranno ad accendersi per Malika Ayane, che approda alla kermesse con il brano "Animali notturni", scritto insieme a Edwyn Roberts e Stefano Marletta. Un ritorno che l'artista vive con uno stato d'animo dichiaratamente diverso dal passato, come ha avuto modo di spiegare in un incontro al Circle Milano, elegante locale in via Stendhal dove, dopo una conferenza stampa, ha concesso un'intervista in un'atmosfera più informale. «Sono serena», ha affermato, sottolineando come porti con sé «tutti i benefici dell'età adulta», riconoscendo la bellezza di un'esperienza che affronta con «stupore» ma, soprattutto, con «zero paranoie». Un approccio che definisce, senza mezzi termini, una «nuova maturità», la quale le ha permesso di accogliere il brano in gara non come un campo di prova per dimostrare qualcosa, bensì come un terreno di incontro e di scambio.

Il processo creativo dietro "Animali notturni"

«Quando è arrivata questa bozza, che era già strutturata», ha raccontato la Ayane riferendosi al lavoro iniziale dei coautori, «mi sono chiesta quanto potessi dare io alla canzone, e non quanto lei potesse dare a me». Una domanda che segna un cambiamento di prospettiva significativo e che l'ha portata a definirsi, per questa occasione, una «semi-interprete». Si tratta di una scelta deliberata, che riflette una libertà creativa conquistata nel tempo e che le consente di immergersi in un testo e in una melodia senza la necessità di rivendicarne in toto la paternità. La canzone, il cui Titolo evoca creature misteriose e risvegli nelle ore più silenziose, diventa così un territorio comune da abitare, piuttosto che un monumento da costruire ex novo per affermare la propria identità artistica.

Il palcoscenico come spazio di libertà garantita

Questo senso di pacificazione interiore non disgiunge, però, la consapevolezza del valore simbolico del palcoscenico. «Finché se ne può parlare», ha osservato la cantante con una frase che sembra alludere a ben più ampi orizzonti culturali e sociali, «vuol dire che la libertà è garantita». Un concetto che lega indissolubilmente l'atto artistico alla sua capacità di generare discussione, di essere oggetto di analisi e, perché no, di critica. La sua partecipazione a Sanremo, dunque, non è vista soltanto come un ritorno in una competizione canora, ma come un momento di condivisione pubblica, un'occasione per portare, come lei stessa ha detto, un po' di «serenità» attraverso la musica. Un progetto che, subito dopo il Festival, si espanderà con una tournée nei principali teatri italiani, a partire dal prossimo novembre, a conferma di un percorso artistico che trova nel live una delle sue dimensioni più autentiche.

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