Sanremo, la Rai avvia verifiche sul caso di ‘Animali notturni’ di Malika Ayane: il Titolo è anche un prodotto di bellezza
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La Rai ha avviato accertamenti interni in merito alla vicenda che coinvolge Malika Ayane, la cantante in gara alla settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo con il brano “Animali notturni”. Il titolo del pezzo, come spesso accade nel meccanismo espositivo della manifestazione, ha attirato l’attenzione dei vertici di viale Mazzini non tanto per il suo contenuto artistico quanto per una coincidenza, se così vogliamo definirla, di natura commerciale: corrisponde infatti esattamente al nome di un kit cosmetico lanciato in questi stessi giorni dal marchio Veralab, azienda con cui l’artista intrattiene un rapporto contrattuale di tipo promozionale. La sovrapposizione tra il palco dell’Ariston, da sempre vetrina mediatica di eccezionale potenza, e un’operazione di marketing studiata a tavolino ha insospettito gli uffici legali della concessionaria pubblica, che ora stanno raccogliendo documenti e riscontri per capire se si sia trattato di un’iniziativa coordinata o di una pura, e per certi versi fortunata, casualità.
I social e l’hashtag #adv, gli elementi al vaglio degli uffici legali
A destare l’attenzione degli inquirenti interni sono stati soprattutto i movimenti sui profili social della cantante, quelli che precedono l’inizio della kermesse e che ne hanno segnato l’avvicinamento al palco. Nei giorni scorsi Malika Ayane ha pubblicato alcune fotografie nelle quali comparivano i prodotti in questione, taggando l’azienda cosmetica e utilizzando l’hashtag #adv, acronimo di advertising, una dicitura che nei linguaggi dei social network serve a segnalare in modo trasparente la natura promozionale del contenuto. Sotto uno di questi scatti, risalente a circa quarantotto ore fa, la didascalia recitava: “Rimedi diurni per animali notturni”, un gioco di parole che lega indissolubilmente la sfera artistica del brano a quella commerciale del prodotto. La Rai, dal canto suo, sostiene di non essere stata preventivamente informata dell’esistenza di questo abbinamento, e cioè che il titolo della canzone portata in gara fosse stato scelto da Veralab per battezzare una linea di cosmetici lanciata in concomitanza con il Festival.
Un precedente ingombrante e il rigore del regolamento
La memoria interna dell’azienda corre subito a episodi analoghi che in passato hanno creato più di un grattacapo, come la vicenda che vide protagonista John Travolta e il marchio Upower, una causa per risarcimento danni ancora oggi pendente dinanzi alle aule giudiziarie. Proprio per scongiurare il ripetersi di situazioni simili, il regolamento del Festival e gli accordi sottoscritti da ogni artista e dalle rispettive case discografiche contengono clausole chiarissime e piuttosto dettagliate: viene vietata in modo categorico qualsiasi forma di pubblicità occulta o di operazione promozionale che possa sfruttare la ribalta della manifestazione. Non solo, ma il sabato che precede l’avvio della kermesse, durante le riunioni tecniche, viene ribadito a tutti i partecipanti, per iscritto e con formule che non lasciano spazio a interpretazioni, che “non sono in alcun modo ammesse operazioni volte a sfruttare il palco del Festival per improprie operazioni promo-pubblicitarie”. Parole chiare, che mettono nero su bianco la linea di tolleranza zero adottata dalla dirigenza.
La libera espressione artistica e il confine con il marketing
Esiste però un distinguo fondamentale che gli uffici legali sono chiamati a valutare con attenzione, quello che separa la creazione artistica dalla promozione commerciale. La Rai stessa, nelle sue comunicazioni ufficiali, precisa che la citazione di marchi all’interno dei testi delle canzoni rientra a pieno titolo nella libera espressione dell’autore, una libertà costituzionalmente garantita che non può essere compressa da considerazioni di natura contrattuale. Ma nel caso specifico di “Animali notturni” non siamo di fronte a una citazione interna al testo, bensì a una perfetta coincidenza tra il titolo dell’opera e il nome di un prodotto messo in vendita proprio mentre il Festival va in onda. Una sovrapposizione che, agli occhi dei più attenti osservatori, rischia di trasformare l’esposizione televisiva, con i milioni di spettatori che seguono ogni sera la diretta, in una leva di marketing indiretta ma potentissima, aggirando di fatto i canali della pubblicità tradizionale e i relativi costi. L’azienda di Stato sta dunque raccogliendo tutti gli elementi necessari per valutare la vicenda, le responsabilità di ciascun soggetto coinvolto e, se ritenuto opportuno, agirà a tutela dei propri diritti come già fatto in circostanze analoghe.




