Sanremo 2026, tra il maxi papillon di Sal Da Vinci e l'eleganza senza tempo di Serena Brancale

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’ultima serata del settantaseiesimo Festival di Sanremo, quella che ha incoronato Sal Da Vinci con “Per sempre sì”, ha trasformato il teatro Ariston in un palcoscenico della moda tanto variegato quanto, a tratti, discusso. Se la musica ha decretato il suo vincitore, il red carpet e le scale del teatro hanno raccontato una storia parallela fatta di lustrini, eccessi e, in alcuni casi, di autentiche cadute di stile, regalando agli osservatori un florilegio di spunti su cui è doveroso soffermarsi con lo sguardo critico di chi di mestiere osserva e racconta. Mentre i big si giocavano le ultime chance per il podio, e lo facevano canzone dopo canzone, la competizione parallela dell’eleganza si è rivelata forse perfino più spietata e, sicuramente, più pittoresca.

Partiamo proprio da lui, dal neo vincitore Sal Da Vinci. Il cantante, che pure ha trionfato nella gara canora, ha inciampato vistosamente sul fronte dello stile, raccogliendo più di una perplessità. La scelta di uno smoking con giacca bianca abbinato a un papillon dalle dimensioni decisamente fuori scala è apparsa più come una forzatura che come un guizzo di originalità, tanto che qualcuno, forse con un pizzico di cattiveria, ha parlato di un look più adatto a un catering di lusso che a un palcoscenico nazionale. Un’impressione, quella di un’eleganza un po’ artefatta e da manuale, che è rimbalzata anche in altre cronache, dove il suo completo è stato accostato all’immaginario un po’ démodé del caposala di un ristorante. L’effetto vintage che forse cercava c’è, ma è parso più un passo falso che una dichiarazione d’intenti.

Sulle note decisamente opposte, e per restare in tema di classifiche ideali, si è assestata la prova di Arisa, che per molti è stata la regina indiscussa di questa edizione sotto il profilo dell’eleganza. Il suo abito, composto da una canotta bianca essenziale abbinata a una lunga gonna di raso nero impreziosita da un maxi fiocco posteriore che si trasformava in uno strascico, è stato un inno alla purezza delle linee e alla cura del dettaglio sartoriale. Una lezione di stile che ha incantato la sala stampa e non solo, tanto da valerle le lodi unanimi della critica. Chi invece ha dovuto sudarsi i voti positivi è stata Laura Pausini: la co-conduttrice ha aperto le danze con un imponente abito nero senza spalline di Balenciaga, guanti lunghi e gioielli importanti, ma l’acconciatura, un po’ troppo lasciata al naturale, non ha valorizzato la silhouette imponente del vestito. Meglio, molto meglio, è andata a Malika Ayane, apparsa come una vera e propria visione moderna in un abito laminato argento con gonna a corolla e lunghissimi guanti bianchi, il tutto impreziosito da una capigliatura tirata indietro con gel che le ha conferito un’aria contemporanea e pulita, da autentica diva.

E poi ci sono loro, le sorprese e le conferme. Chiello ha portato sul palco un’eleganza gotica e raffinata, con uno smoking doppiopetto e una spilla a forma di rosa nera che da sola valeva metà pagella. Sul versante opposto, J-Ax è stato ancora una volta vittima del suo stesso personaggio, con un look da pistolero country – cappello, frange e bolo tie – che ormai appare più una macchietta che uno stile. Ma la palma dell’emozione più autentica e della semplicità più toccante va senza dubbio a Serena Brancale: per la finale ha indossato l’abito nero che era stato di sua madre, scomparsa nel 2020 e alla quale ha dedicato il brano in gara. Un gesto di una potenza e di una naturalezza che nessun stilista, per quanto bravo, avrebbe mai potuto confezionare. Quell’abito, che su di lei calzava a pennello, ha portato in scena un’emozione vera, lontana anni luce da qualsiasi strategia di comunicazione o branding personale, e ha messo d’accordo tutti, critici e pubblico, in un applauso che andava ben oltre la semplice estetica.

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