Sal Da Vinci vince il Festival di Sanremo, trionfo per "Per sempre sì"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La settantaseiesima edizione del Festival della canzone italiana si è chiusa con un verdetto che, per quanto ampiamente pronosticato alla vigilia dell’ultima serata, ha regalato al teatro Ariston un momento di autentica commozione collettiva. È stato Sal Da Vinci, con il suo brano “Per sempre sì”, a salire sul gradino più alto del podio, raccogliendo un consenso che ha attraversato le diverse giurie, dal televoto alla sala stampa, fino a quella delle radio, decretando un successo che profuma di carriera e di rivalsa. La finale, condotta da Carlo Conti affiancato da Laura Pausini e dalla giornalista Giorgia Cardinaletti, si era aperta del resto con una parentesi doverosa, lontana dal glitter della gara, dedicata ai conflitti in corso e in particolare all’appello dell’Unicef per proteggere i bambini nelle zone di guerra, un momento solenne che ha preceduto la consueta, febbrile attesa per le sorti della competizione.
Sul podio, alle spalle del vincitore, si sono piazzati due giovani interpreti che rappresentano una nuova linfa per la musica popolare: il secondo posto è andato infatti a Sayf con il suo brano “Tu mi piaci tanto”, mentre la medaglia di bronzo è stata conquistata da Ditonellapiaga, autrice di “Che fastidio”, un pezzo che le è valso anche il premio Giancarlo Bigazzi per il miglior componimento musicale, un riconoscimento votato direttamente dai professori dell’orchestra. Subito fuori dalla zona podio, a conferma di una classifica finale molto combattuta, si sono piazzate Arisa, quarta con “Magica favola”, e la coppia formata da Fedez e Marco Masini, quinti con “Male necessario”, brano che si è aggiudicato il premio Sergio Bardotti per il miglior testo. L’artista che più di tutti, forse, aveva animato le cronache delle giornate precedenti, Serena Brancale, ha dovuto accontentarsi della nona posizione nella graduatoria generale, pur vedendosi riconosciuto il prestigioso Premio Sala Stampa Lucio Dalla e il Premio Tim, assegnato dal pubblico attraverso i social network.
Un’emozione incontenibile per l’artista napoletano
Quando Carlo Conti ha pronunciato il suo nome, Sal Da Vinci, all’anagrafe Salvatore Michael Sorrentino, ha lasciato che l’emozione prendesse il sopravvento. Inginocchiatosi sul palco dell’Ariston, quasi a voler ringraziare un pubblico che lo ha accolto con una standing ovation che aveva del clamoroso, ha poi raggiunto il microfono visibilmente sopraffatto. “Non capisco niente, grazie”, è stata la sua prima, spontanea reazione a caldo, prima di ritrovare la lucidità per dedicare la vittoria alla sua Napoli e alla sua famiglia, quella famiglia che lo ha accompagnato in un percorso artistico lungo e variegato, iniziato da bambino, a sette anni, incidendo un brano con il padre Mario Da Vinci, a sua volta noto interprete di sceneggiate napoletane. Un percorso che lo ha visto cimentarsi in musical di successo e persino al cinema, come quando, nel 1986, interpretò il ruolo dello “scugnizzo” Capua nel film “Troppo forte” accanto a Carlo Verdone e Alberto Sordi, per poi esplodere definitivamente presso il grande pubblico solo di recente, grazie al fenomeno virale di “Rossetto e caffè”.
L’ultimo atto della gestione Conti e il passaggio di testimone
La serata finale, al di là della competizione canora, ha assunto i contorni di un vero e proprio passaggio di consegne. Carlo Conti, che aveva più volte ribadito come questa sarebbe stata la sua ultima esperienza alla guida del Festival, ha sfruttato il palcoscenico dell’Ariston per ufficializzare quello che nell’ambiente si sussurrava ormai da tempo. In un gesto dal forte valore simbolico, il conduttore toscano è sceso in platea per raggiungere Stefano De Martino, il volto di punta di “Affari Tuoi”, porgendogli idealmente il testimone per l’edizione del 2027. De Martino, visibilmente sorpreso dall’investitura pubblica, ha ringraziato Conti per la generosità del gesto, promettendo di ricambiare la fiducia con l’impegno e quella “testa bassa e pedalare” che i due sono soliti scambiarsi come mantra professionale. Una chiusura del cerchio, questa, che suggella il ciclo artistico di Conti e apre una nuova era affidata a uno dei conduttori più popolari del momento.
Il racconto della classifica e i riconoscimenti collaterali
A comporre la top five, come detto, ci hanno pensato Arisa e il duo Fedez-Masini, ma la classifica completa ha riservato spazio anche ad altre posizioni di rilievo, come il sesto posto di Nayt e il settimo di Fulminacci, il quale, nonostante la posizione in classifica, si è aggiudicato il prestigioso Premio della Critica Mia Martini con il brano “Stupida sfortuna”, superando colleghi del calibro di Ermal Meta e Levante. L’aristocratica presenza di Andrea Bocelli, arrivato all’Ariston a cavallo per poi incantare la platea con “Il mare calmo della sera” e “Con te partirò”, ha impreziosito la serata, così come il collegamento con il Suzuki Stage di piazza Colombo, dove i Pooh hanno festeggiato i sessant’anni di carriera ricevendo un premio alla memoria. La kermesse si è così conclusa, non senza qualche dissenso social per la vittoria dell’artista napoletano, con la sensazione che questo Sanremo 2026 resterà negli annali non solo per il vincitore, ma per la serata in cui un’era è finita e un’altra è stata ufficialmente inaugurata.




