Sal Da Vinci, il trionfo di Sanremo e quella lunga gavetta tra celluloide e palcoscenico

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La vittoria al Festival di Sanremo 2026 con "Per sempre sì" ha proiettato Sal Da Vinci, all'anagrafe Salvatore Michael Sorrentino, sotto una luce diversa, quella dei riflettori dell'Ariston che, a cinquantasei anni compiuti lo scorso 7 aprile, incoronano una carriera costruita con i mattoni della pazienza e del talento. Ma sarebbe riduttivo, oltre che storicamente impreciso, pensare che il successo del cantante napoletano, nato a New York per via di una tournée del padre Mario Da Vinci negli Stati Uniti, sia esploso solamente con la viralità di "Rossetto e caffè", il brano che nell'estate del 2024 gli è valso il doppio disco di platino. La sua è piuttosto la storia di un bambino cresciuto dietro le quinte, anzi, sul palco stesso, dove muove i primi passi da professionista quando ancora non ha compiuto sette anni, duettando con il padre nel 1976 in "Miracolo 'e Natale", canzone da cui venne tratta anche una sceneggiata omonima.

Un enfant prodige tra cinema e sceneggiata

Il legame di Sal Da Vinci con la recitazione affonda le radici in quell'infanzia trascorsa a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, un periodo in cui il cinema popolare napoletano e il genere della sceneggiata vivevano una stagione prolifica. Ecco quindi che il piccolo Salvatore, spesso accanto al padre, inizia a familiarizzare con il set: nel 1978 è in "Figlio mio sono innocente!" di Carlo Caiano, e l'anno successivo in "Napoli storia d'amore e di vendetta" di Mario Bianchi. Interpreta da protagonista, ancora con il padre, la sceneggiata 'O cunvento, e nel 1980 prende parte a "Montevergine". Poi, nel 1984, arriva "Il motorino" di Ninì Grassia, un film musicale che lo vede protagonista e che consolida la sua immagine di giovane promessa dello spettacolo partenopeo, un percorso che lo porta a condividere il palcoscenico con il padre in spettacoli come 'A mamma e Tanti auguri.

È però il 1986 l'anno che gli regala una vetrina diversa, più nazionale e prestigiosa. Nel film "Troppo forte" di Carlo Verdone, Sal Da Vinci veste i panni dello "scugnizzo" Capua, un ruolo che gli permette di recitare al fianco di due mostri sacri del cinema italiano come lo stesso Verdone e Alberto Sordi. Un'esperienza, quella cinematografica, che progressivamente lascerà spazio alla musica, ma che gli ha cucito addosso una cifra stilistica fatta di presenza scenica e gestualità, quella stessa che, come notano in molti, utilizza oggi per sottolineare ogni passaggio dei suoi brani sul palco. Il teatro, del resto, non lo ha mai abbandonato: dal 2002 al 2007 è protagonista del musical di successo "C'era una volta... Scugnizzi" di Claudio Mattone, e nel 2014 collabora con Alessandro Siani per "Stelle a metà", musical di cui scrive anche le canzoni, per poi firmare le musiche del film "Si accettano miracoli".

La Napoli che omaggia il suo vincitore

Nei giorni immediatamente successivi alla vittoria sanremese, la città di Napoli si è stretta attorno al suo artista. A Chiaia, a pochi passi dall'abitazione del cantante e dal teatro Sannazaro, il posteggiatore mandolinista Luigi Papa, noto come Giggino 'o mandulino, ha improvvisato una versione acustica di "Per sempre sì". Un gesto spontaneo, nato dall'ascolto del brano in televisione, che restituisce l'idea di come la melodia del festival sia già entrata a far parte del patrimonio popolare, riletta come fosse un classico senza tempo della canzone classica napoletana. L'entusiasmo popolare, culminato nell'ovazione ricevuta allo stadio Maradona, cammina però parallelamente alle inevitabili polemiche che un trionfo così netto si porta dietro.

Il caso delle critiche e la chiusura di Cazzullo

A infiammare il dibattito ci hanno pensato le parole del giornalista Aldo Cazzullo, che in un primo momento aveva criticato la canzone vincitrice, alimentando il solito, stanco dualismo tra nord e sud. Un fulmine a ciel sereno che ha costretto l'entourage del cantante a valutare possibili scenari. Carlo Claps, legale e amico storico di Sal Da Vinci, ha spiegato come l'artista, forte della sua esperienza e saggezza, abbia scelto inizialmente un profilo basso, invitando i fan a non cadere in provocazioni, pur non escludendo azioni legali qualora le critiche avessero oltrepassato il limite dell'offesa. La vicenda, però, si è chiusa piuttosto in fretta. Lo stesso Cazzullo, ospite di Massimo Gramellini a "In altre parole", ha voluto mettere una pietra sopra alla questione, dichiarando conclusa la polemica con un appello all'unità: "Basta con questo nord contro sud. Alla fine siamo tutti italiani", ha tagliato corto il giornalista, riportando il focus sulla musica e sul successo di un brano che, al di là dei facili schematismi, ha saputo conquistare il pubblico dell'Ariston e non solo.

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