Lozzo Atestino, dopo l’inchiesta di Report richiesti controlli sul mega allevamento Menesello
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Un’inchiesta televisiva, trasmessa dal programma Report in collaborazione con Food for Profit, ha riacceso i riflettori su uno degli allevamenti avicoli più grandi del Veneto, documentando, all’interno della struttura di galline ovaiole delle Fattorie Menesello a Lozzo Atestino, una serie di gravi criticità. Le immagini, andate in onda su Rai Tre, mostravano, senza possibilità di equivoco, carcasse di animali abbandonate in diversi punti del capannone, alcune delle quali in stato di avanzata decomposizione, accanto alla presenza di roditori e a cumuli di liquame che rendevano il pavimento scivoloso e melmoso; non mancavano, poi, uova sporche di feci e di sangue, un quadro complessivo che solleva interrogativi stringenti sulle effettive misure di biosicurezza adottate in un sito produttivo di tali dimensioni, riconducibile a Simone Menesello, il quale ricopre anche il ruolo di presidente degli avicoltori di Confagricoltura.
Le immediate ispezioni dei veterinari dell’Usl
A seguito della messa in onda del servizio, condotto da Giulia Innocenzi, le autorità sanitarie competenti si sono attivate per verificare sul campo quanto denunciato, inviando i propri veterinari dell’Usl 6 Euganea nell’allevamento. Gli ispettori, però, non avrebbero riscontrato, nel corso del loro sopralluogo, le irregolarità messe in evidenza dal reportage televisivo, lasciando così aperto un profondo solco tra quanto documentato dalle telecamere e l’esito ufficiale dei controlli. Una discrepanza che, inevitabilmente, alimenta le polemiche e spinge a chiedersi quale sia la reale condizione in cui versano gli animali e, di riflesso, i dipendenti chiamati a operare in quell’ambiente.
La dura presa di posizione del sindacato
A sollevare la questione delle condizioni di lavoro, denunciando un’«emergenza per salute e sicurezza dei lavoratori», è stata la Flai Cgil di Padova, intervenuta pubblicamente con un durissimo attacco all’azienda. Il sindacato, prendendo atto delle immagini diffuse, ha parlato di ambienti caratterizzati da «condizioni igienico-sanitarie estremamente critiche», citando espressamente la presenza di carcasse, gli accumuli di liquami e le carenze nella biosicurezza come elementi che configurano un potenziale pericolo per gli operatori. Una presa di posizione netta che mette in luce il doppio binario della vicenda: il benessere animale, oggetto principale dell’inchiesta giornalistica, e la tutela della salute umana, strettamente intrecciati in un contesto produttivo ad alta intensità.
Il contesto dell’emergenza aviaria e le grandi questioni aperte
L’intera faccenda si inserisce, non a caso, nel più ampio e delicatissimo contesto dell’emergenza legata all’influenza aviaria in Italia, che vede il Veneto tra le regioni più colpite e dove, proprio a Verona, opera anche un altro colosso del settore come la ditta Monaldi. L’inchiesta di Food for Profit promette di scuotere il settore degli allevamenti intensivi, riproponendo con forza un interrogativo di fondo che va oltre i singoli casi: chi deve farsi carico dei costi, economici e ambientali, di crisi sanitarie di questa portata, come l’abbattimento di milioni di capi? Una domanda che tocca non solo i protocolli veterinari e le norme di sicurezza, ma investe le logiche stesse di un modello produttivo che, sotto la pressione della domanda di mercato, sembra mostrare crepe profonde, nelle quali possono annidarsi rischi sanitari e criticità etiche di non poco conto.




