Carlo Verdone e la polemica sull'appello per Gaza: "Mi hanno tirato dentro senza saperlo"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Carlo Verdone ha chiarito la sua posizione riguardo la firma apposta su una petizione che chiedeva, in origine, di dare maggiore risonanza agli spazi dedicati alla Palestina alla Mostra del Cinema di Venezia, ma che in seguito – stando a quanto dichiarato dal cineasta romano in un’intervista al «Corriere della Sera» – sarebbe stata modificata includendo l’esplicita richiesta di boicottare due star vicine a Israele, Gal Gadot e Gerard Butler. Verdone, il cui nome figurava tra gli oltre 1.500 firmatari dell’appello di Venice4Palestine, ha spiegato di essersi ritrovato coinvolto in una vicenda dalle premesse mutate, sottolineando come la richiesta iniziale gli fosse stata presentata in modo differente.

“Diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo”, ha esordito l’artista, raccontando di essere stato contattato telefonicamente da Silvia Scola, figlia del compianto regista Ettore Scola, la quale gli avrebbe chiesto di aderire a un appello per condannare quanto sta accadendo a Gaza. Secondo la sua ricostruzione, il testo iniziale non conteneva alcun riferimento all’esclusione dei due attori dal festival lagunare; una richiesta, quest’ultima, che sarebbe stata aggiunta in un secondo momento, senza il suo consenso e a sua insaputa.

La petizione, che aveva raccolto anche le adesioni di altri nomi illustri del cinema italiano come Marco Bellocchio, le sorelle Rohrwacher, Matteo Garrone e Valeria Golino, è così diventata il fulcro di un acceso dibattito, polarizzando le opinioni pubbliche. Verdone, pur ribadendo la sua contrarietà alle “prese di posizione occidentali” sul conflitto, ha tuttavia preso le distanze da ogni forma di “Inquisizione” verso i due artisti, precisando di essere contrario a logiche di esclusione e di boicottaggio che nulla hanno a che fare, a suo dire, con lo spirito della sua adesione.

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