Verdone e la querelle del Lido: «Firma su Gaza, ma senza boicottaggio»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Carlo Verdone, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, ha chiarito la propria posizione dopo che il suo nome è apparso tra i firmatari di un appello che chiedeva, secondo diverse ricostruzioni, l’esclusione dalla Mostra del Cinema di Venezia degli attori Gerald Butler e Gal Gadot, noti per le loro simpatie filo-israeliane. «Diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo», ha dichiarato il regista e attore romano, precisando di aver aderito a una ben diversa iniziativa.

Verdone ha ricostruito la dinamica della vicenda, spiegando di essere stato contattato telefonicamente da Silvia Scola, figlia del compianto maestro Ettore Scola. La richiesta, a suo dire, era circoscritta alla sottoscrizione di un generico appello «contro quello che sta accadendo a Gaza, che va condannato in tutti i modi», da manifestare nell’ambito della kermesse veneziana per dimostrare la sensibilità del mondo del cinema di fronte alle tragedie umanitarie. Un testo, ha tenuto a sottolineare, in cui non comparivano affatto i nomi dei due colleghi hollywoodiani.

La questione si è complicata quando l’appello iniziale, secondo la ricostruzione di Verdone, è stato poi ampliato e trasformato in una petizione per il boicottaggio specifico di Butler e Gadot, i quali sono nel cast del film “Dante” di Julian Schnabel, la cui presenza alla Mostra non era peraltro nemmeno confermata. L’attore ha così scoperto il proprio nome associato a una lista di 1500 firme – molte delle quali di personalità apertamente schierate a sinistra – che chiedevano esplicitamente alla Biennale di ritirare l’invito ai due artisti, una mossa che lui stesso ha definito censoria.

La piega presa dalla faccenda evidenzia le difficoltà e le ambiguità che spesso accompagnano le campagne di pressione, specialmente quando toccano temi di bruciante attualità come il conflitto israelo-palestinese. Il caso ha finito per oscurare, almeno in parte, il contenuto originario della protesta, centrato sulla condanna della crisi umanitaria a Gaza, trasformandolo in una controversia sulle libertà artistiche e sui limiti della protesta.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.