Venezia, il cinema e il silenzio assordante su Gaza

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre la Mostra del Cinema di Venezia vive i suoi giorni clou, tra red carpet e proiezioni acclamate, un appello di portata internazionale sembra essere tragicamente naufragato nel mare magnum degli eventi collaterali e delle polemiche personali. La richiesta, avanzata dal collettivo Venice4Palestine e sottoscritta da oltre millesettecento artisti e cineasti, chiedeva alla Biennale una presa di posizione netta e inequivocabile contro quanto definito, nel testo, un “massacro” a Gaza, denunciando, con un lessico forte, “pulizia etnica, apartheid e occupazione illegale” da parte di Israele. Un grido che, nonostante l’indiscutibile risonanza data dalle firme illustri che l’hanno sostenuto, non ha per ora trovato alcun riscontro ufficiale da parte dell’organizzazione della kermesse, la quale prosegue il suo cammino senza interventi pubblici sull’argomento, in quello che molti interpretano come un silenzio assordante.

La vicenda, tuttavia, ha conosciuto uno sviluppo interno che ne ha complicato il quadro e, forse, indebolito la portata collettiva, con il clamoroso dietrofront di Carlo Verdone. L’attore e regista romano, intervistato dal «Corriere della Sera», ha infatti ritirato parzialmente la propria adesione, spiegando una dinamia che getta luce sulle ambiguità delle mobilitazioni. Verdone ha precisato di aver firmato l’appello su sollecitazione di Silvia Scola, figlia del compianto Ettore, ma di essersi trovato in disaccordo con la successiva evoluzione della protesta, in particolare con l’aggiunta di nomi come quelli di Gal Gadot e Gerard Butler tra i destinatari delle critiche. «Mi hanno messo in mezzo», ha dichiarato, sottolineando come la sua firma fosse destinata a un testo generico per la pace e non a un documento che prendesse di mira singoli artisti.

Accanto a questo ripensamento, che ha inevitabilmente rubato la scena al contenuto politico dell’appello stesso, si sono levate altre voci, più ferme e determinate. Quella di Jasmine Trinca, presente al Lido con il film «La Gioia», si è spesa senza riserve durante i Best Movie Talks, evidenziando l’importanza, per il mondo del cinema, di “dire la verità” e schierarsi in difesa dei diritti umani calpestati. Il suo impegno, che prosegue anche con il sostegno al Women's Film Festival, rappresenta l’altra faccia di una medaglia che vede il mondo dello spettacolo profondamente diviso e in cerca di una voce unitaria, che forse non potrà mai esserci quando si toccano temi di così grande lacerazione.

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