Roger Waters contro Ed Sheeran: «C'è chi fa la cosa giusta e chi lo str... come te»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Roger Waters, co-fondatore dei Pink Floyd, ha pubblicato sui social un videomessaggio indirizzato a Ed Sheeran dopo l'esclusione di Macklemore dalle restanti date statunitensi del Loop Tour. Il video si apre con la scritta «Ed chi?», una presentazione che chiarisce subito il tono dell'intervento. Nel filmato Waters, da tempo schierato a sostegno della causa palestinese, afferma: «Ci sono due tipi di persone al mondo: ci sono quelle che fanno la cosa giusta. Il rapper Macklemore sarebbe una di quelle persone; e poi ci sono altre persone, molte, purtroppo. Str...

Come te che fanno la cosa sbagliata». Prima di pronunciare la battuta finale, Waters si corregge quasi fosse sul punto di usare un termine più pesante, poi conclude con un «Arrivederci» che non lascia spazio a repliche.

La vicenda che ha innescato la reazione di Waters risale ai concerti del 4 e 5 settembre al MetLife Stadium, nel New Jersey, dove Macklemore si esibiva in apertura del Loop Tour di Ed Sheeran. Durante quelle esibizioni il rapper americano ha pronunciato dal palco le parole «Free Palestine», ha mostrato immagini legate alla guerra nella Striscia di Gaza e ha eseguito il brano «Hind's Hall», pubblicato nel 2024 e dedicato alla memoria di Hind Rajab, la bambina palestinese uccisa a Gaza.

La decisione di rimuoverlo dalle date successive è stata confermata da Messina Touring Group, promoter della parte statunitense della tournée, secondo cui diversi gestori degli stadi avevano comunicato di non essere disposti a ospitare gli spettacoli con Macklemore in scaletta, mettendo a rischio la prosecuzione dell'intero tour e coinvolgendo centinaia di migliaia di fan.

Secondo quanto ricostruito dallo stesso Macklemore in un lungo messaggio pubblicato sui social, il proprietario del Gillette Stadium, Robert Kraft, avrebbe contattato direttamente Ed Sheeran per comunicargli che il rapper non avrebbe potuto esibirsi nella struttura di sua proprietà. Kraft, proprietario anche dei New England Patriots, avrebbe poi convinto altri proprietari di stadi a presentare un ultimatum: se Macklemore fosse rimasto nel cartellone, quelle venue non avrebbero ospitato le date del tour.

In una dichiarazione riportata dai media, Kraft ha motivato la decisione sostenendo che il Gillette Stadium non offre una piattaforma a discorsi d'odio, citando quello che ha definito un quadro più ampio di retorica e immagini antisemite da parte del rapper. Macklemore ha respinto le accuse di antisemitismo, ribadendo che la sua solidarietà alla popolazione palestinese non è diretta contro il popolo ebraico.

Dopo l'esclusione di Macklemore, tutti gli artisti di supporto del tour hanno annunciato il proprio ritiro in segno di solidarietà. Finneas, fratello e collaboratore di Billie Eilish, ha scritto sui social che «gli artisti non devono essere messi a tacere quando si esprimono a favore degli oppressi». Il cantautore irlandese Aaron Rowe, la band folk irlandese Beoga e il gruppo danese Lukas Graham hanno seguito lo stesso percorso, motivando la scelta con la difesa della libertà di espressione degli artisti sul palco.

Ed Sheeran ha voluto precisare che la decisione di allontanare Macklemore non è stata sua, ma del promoter e delle venue, spiegando di aver cercato per giorni una soluzione senza riuscirci. Il cantante britannico ha inoltre difeso la propria scelta di non trasformare i concerti in uno spazio di confronto politico, sottolineando che il suo pubblico comprende persone di ogni provenienza e che i suoi show devono restare un luogo in cui tutti si sentano i benvenuti.

Sulla vicenda sono intervenuti anche i Massive Attack, che in un messaggio pubblicato sui social senza citare direttamente Sheeran o Macklemore hanno attaccato la censura tra artisti e il silenzio dell'industria discografica. «La "neutralità" di fronte al massacro di oltre 20mila bambini non potrà mai essere neutralità. Nessun artista dovrebbe tollerare la censura di un altro artista, per quanti milioni di dollari ci siano in gioco», hanno scritto, esprimendo solidarietà a tutti gli artisti che rischiano la propria carriera per difendere i diritti dei palestinesi

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