Newcleo, lo sbarco a Wall Street e la corsa contro il tempo della startup dei mini reattori

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’operazione che porterà Newcleo sul Nasdaq, ufficializzata tramite la fusione con il veicolo NewHold Investment Corp III, consegna alla startup del fisico Stefano Buono una valutazione pre-money di 2,4 miliardi di dollari. Un’iniezione di liquidità – potenzialmente fino a 429 milioni di dollari lordi, considerando il PIPE da 220 milioni già completamente sottoscritto – che arriva in un momento delicato per le finanze dell’azienda, dopo che i revisori dello scorso anno avevano sollevato dubbi sulla sua continuità operativa.

La società, d’altronde, ha chiuso il 2024 con ricavi per 80 milioni e una perdita netta di 110, un rosso che non rappresenta un’eccezione nel settore delle startup hi-tech ma che rende urgente il reperimento di nuove risorse per portare avanti la sperimentazione. A rendere ancor più complessa la scalata, si aggiunge la necessità di rispettare la tabella di marcia che vorrebbe il primo reattore operativo nel 2032, un obiettivo che richiede capitali ben superiori a quelli già raccolti (780 milioni dalla fondazione nel 2021).

La scelta di New York e le frizioni con la politica europea

La decisione di varcare l’Atlantico – invece di optare per Euronext o Piazza Affari – non è piaciuta a una certa politica europea, che pure aveva inizialmente sostenuto il progetto incentrato sul riutilizzo delle scorie nucleari francesi e britanniche. A esprimere perplessità è stato, in particolare, il sottosegretario all’Economia Federico Freni, il quale ha fatto notare come la startup avrebbe potuto beneficiare del regime agevolato per le nuove quotazioni previsto dalla riforma del Tuf, senza dover affrontare la complessità burocratica del mercato statunitense.

Eppure, come ha spiegato lo stesso Buono in una recente intervista, la scelta è stata dettata da una concreta necessità industriale e da un allineamento strategico con Washington: gli Stati Uniti, tramite un programma guidato dal Dipartimento dell’Energia in collaborazione con Oklo, hanno infatti selezionato Newcleo per la conversione del plutonio in eccesso risalente alla Guerra Fredda. Una svolta epocale, questa, dopo cinquant’anni di immobilismo americano sul riciclo del combustibile, che ha di fatto spianato la strada alla raccolta fondi a Wall Street.

Il “market driver” Maire e l’interesse degli analisti

Nel dettaglio dell’operazione, che dovrebbe concludersi nella seconda metà del 2026, gli analisti di Equita Sim hanno intravisto un potenziale catalizzatore anche per altre realtà quotate, come Maire. Confermando il rating “buy” con un target price di 18,5 euro, gli esperti hanno sottolineato che l’Ipo di Newcleo – e la conseguente accelerazione nella disponibilità di capitale – potrebbe rafforzare l’intero comparto verticale del nucleare, aumentando la probabilità di avanzamento di quei progetti EPC (Engineering, Procurement e Construction) in cui Maire potrebbe giocare un ruolo rilevante.

Newcleo, che vanta collaborazioni industriali con colossi come Saipem e Fincantieri, si presenta al mercato forte di un portafoglio di 31 famiglie di brevetti e di una tecnologia a neutroni veloci refrigerata al piombo liquido, una soluzione di quarta generazione che promette di chiudere il ciclo dei rifiuti radioattivi.

Il saldo della raccolta – al netto delle commissioni e delle eventuali richieste di rimborso da parte degli azionisti della Spac – dovrebbe garantire un tesoretto di circa 374 milioni, fondamentali per completare i test sul prototipo in programma quest’anno a Brasimone e per realizzare la fabbrica di combustibile Mox negli Stati Uniti.

Finanze, plutonio e la sfida tecnologica del 2032

Il tempo, per l’azienda fondata dal manager reduce dal successo della vendita di AAA a Novartis, è il vero nemico. Da un lato c’è la pressione fiscale per raggiungere il pareggio di bilancio, che il management stima richieda investimenti complessivi tra i 3 e i 4 miliardi; dall’altro, ci sono le complessità tecniche legate alla supply chain del combustibile.

L’accordo con il governo americano, che prevede la fornitura gratuita di 20 tonnellate di plutonio (anche se i dettagli sono ancora in fase di negoziazione), rappresenta un vantaggio competitivo enorme, che consente a Newcleo di superare uno dei principali ostacoli logistici che avevano portato l’azienda ad abbandonare Londra a causa della scarsità di scorie disponibili nel Regno Unito. Senza questo materiale, infatti, non sarebbe possibile produrre il combustibile necessario ad alimentare i reattori entro il 2031 (un anno prima dell’accensione della prima unità).

La quotazione sul Nasdaq, in questo senso, non è solo una manovra finanziaria per tappare le perdite, ma la leva che consente di trasformare un’alleanza geopolitica (quella con la Casa Bianca sull’intelligenza artificiale e l’energia pulita) in un vero e proprio vantaggio industriale sul campo, lasciando sullo sfondo i malumori del Ministero dell’Economia e del Tesoro.

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