Newcleo, lo sbarco a Wall Street e la sfida (finanziaria) dei reattori modulari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’operazione, annunciata attraverso una fusione con una Spac (NewHold Investment Corp III), porterà la società italo-francese a essere quotata sul Nasdaq con il ticker “NWCL”. Una mossa, questa, che rappresenta per la startup guidata dal fisico Stefano Buono – un manager che vanta già esperienze pregresse con i listini americani – un’occasione per attingere a un mercato dei capitali molto più liquido e orientato all’innovazione rispetto a quello europeo.

Le stime parlano di una valutazione pre-money di 2,4 miliardi di dollari, con una raccolta potenziale che potrebbe superare i 420 milioni, un tesoretto necessario a coprire gli ingenti costi di sviluppo industriale.

Il rapporto complicato con l’Europa e le ragioni della fuga oltreoceano

Se da un lato i riflettori sono puntati sul successo finanziario, dall’altro non mancano i malumori, in particolare tra le fila della politica europea e del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). L’azienda, che pure aveva ricevuto attenzione e sostegno per la sua tecnologia mirata a trasformare le scorie radioattive (provenienti principalmente dagli impianti francesi e britannici) in combustibile, sembra aver voltato le spalle al Vecchio Continente per abbracciare la maggiore apertura regolatoria degli Stati Uniti.

A pesare sulla scelta, lo si apprende da dichiarazioni pubbliche, anche il recente interesse della Casa Bianca nei confronti del know how di Newcleo. La selezione da parte del governo americano, insieme a Oklo, per convertire il plutonio in eccesso in carburante per i reattori avanzati ha rappresentato un acceleratore decisivo.

I conti in rosso e la necessità di capitali per il reattore di Brasimone

La scalata al Nasdaq non è solo un’ambizione, ma una necessità contingente. I bilanci parlano chiaro: nel 2024 Newcleo ha registrato perdite nette per circa 110 milioni di dollari, a fronte di entrate pari a 80 milioni. Un passivo che, come spiega lo stesso fondatore, è fisiologico in una fase in cui si devono investire miliardi prima di vedere un ritorno economico.

I fondi raccolti saranno destinati al completamento dei piani industriali che prevedono l’avviamento di una fabbrica per la produzione di combustibile entro il 2031 e l’accensione del primo reattore commerciale entro l’anno successivo, il 2032. Nel frattempo, sul fronte tecnico, tutta l’attenzione è concentrata sul Centro di Ricerca dell’Enea a Brasimone, nell’Appennino bolognese, dove è atteso un test cruciale per il prototipo raffreddato a piombo liquido.

Le ripercussioni sul settore: l’effetto Maire e il ruolo di Exor

Lo sbarco in borsa di Newcleo, sebbene riguardi direttamente la sola startup, ha già generato onde d’urto nel comparto dell’ingegneria italiana. Gli analisti di Equita Sim hanno confermato il rating “buy” su Maire, con un target price di 18,5 euro, ritenendo che la quotazione rafforzi il verticale nucleare dell’azienda.

Il ragionamento, supportato anche da Intesa Sanpaolo, è che la maggiore liquidità a disposizione di Newcleo aumenti la probabilità di avanzamento dei progetti e, di conseguenza, delle future attività di ingegneria (EPC) dove Maire potrebbe giocare un ruolo da protagonista. Una dinamica, questa, che sottolinea come la sfida dei mini-reattori sia anche, e soprattutto, una sfida industriale che vede in campo nomi pesanti del capitalismo italiano, a partire da Exor (attraverso Exor Seeds), fino alle famiglie Malacalza e Petrone, già presenti nel capitale della startup.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.