Sit-in, cartelli e mani in alto contro il dl Sicurezza. Poi l’accusa: «State con i criminali». E in Aula scoppia il caos

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I velluti e gli stucchi di Palazzo Madama hanno visto di tutto: mortadelle sventolate, insulti, scranni occupati e persino sputi. Una tradizione di tumulti che ieri si è ripetuta, con toni accesi, durante la discussione sul decreto sicurezza. Nonostante il codice deontologico approvato nel 2022 per disciplinare i comportamenti in Aula, la tensione tra maggioranza e opposizione ha sfiorato la rissa, in un clima che ha ricordato gli episodi più turbolenti della storia parlamentare.

Il ministro dell’Interno Piantedosi, intervenuto a margine di un evento organizzato dal Messaggero, ha difeso il provvedimento, definendolo «strategico per la visione del governo». Pur riconoscendo la legittimità del confronto politico – «sale della democrazia» – ha ribadito la soddisfazione dell’esecutivo per un testo che, a suo dire, affronta con efficacia i temi della sicurezza.

Ma le critiche non si sono fatte attendere. La CISL ha espresso forti riserve sull’introduzione di nuove fattispecie di reato che, secondo il sindacato, rischiano di colpire indiscriminatamente le forme di protesta pacifica. «Una scelta sproporzionata», ha dichiarato il segretario Rossi, sottolineando come un approccio troppo repressivo possa finire per oscurare gli aspetti positivi del decreto, come il potenziamento della lotta alla criminalità organizzata e il miglioramento delle condizioni di lavoro delle forze dell’ordine.

Anche Carlo Calenda, leader di Azione, ha espresso perplessità, seppur da una prospettiva diversa. Pur definendo «illiberale» il metodo adottato dal governo, ha criticato la protesta dell’opposizione in Aula, giudicandola uno «show» controproducente. «La sicurezza è una cosa seria – ha osservato – e va discussa nel merito, non con esibizioni». Una posizione che, pur nel dissenso, lo ha tenuto ai margini del sit-in, rispettato ma non condiviso.

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