Terzo settore, l'esclusione Iva è prorogata per dieci anni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Consiglio dei ministri numero 149, atteso per l'approvazione definitiva, dovrebbe sancire una delle misure più attese dagli enti non profit, inserendo nel Decreto Correttivo del terzo settore la norma che disciplina la proroga dell'entrata in vigore del regime Iva. Una disposizione, la cui elaborazione era stata peraltro anticipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze in un convegno specializzato lo scorso novembre, che di fatto posticipa di un decennio l'applicazione del nuovo sistema tributario, fissandone l'avvio al 2036 e garantendo in questo modo una stabilità di cui gli operatori del settore, molti dei quali faticano a districarsi tra obblighi contabili e adempimenti, avevano un urgente bisogno.

Il contenuto della proroga e il riordino delle esenzioni

Il provvedimento, che si inserisce nel più ampio contesto dello schema di decreto attuativo della delega fiscale, già approvato in estate e ora al vaglio delle Camere per il via libera conclusivo, stabilizza un quadro normativo che era rimasto in sospeso, prolungando fino al primo gennaio 2036 il regime di esclusione dall'imposta sul valore aggiunto di cui molti di questi enti beneficiano. Parallelamente alla proroga, all'esame del governo vi è anche un riordino organico delle varie ipotesi di esenzione specificamente rivolte agli Ets, un'operazione resa necessaria dai rilievi che le Commissioni parlamentari hanno avanzato, mirando a una razionalizzazione che chiarisca definitamente i confini del trattamento agevolato.

Il futuro assetto per gli enti "generici"

La manovra legislativa delinea, inoltre, il futuro assetto fiscale per quanto concerne le imposte dirette per quegli enti associativi che, pur non rientrando in categorie specifiche, scelgono di assumere la qualifica di ente del Terzo settore iscrivendosi nella sezione "altri enti" del Registro Nazionale. Per questi soggetti, spesso definiti "generici", a partire dal 2026 diverrà obbligatorio applicare la disciplina fiscale dettata dal Titolo X del decreto terzo settore, la quale contiene, tra gli altri, gli articoli che vanno dal 79 all'89, i quali costituiscono il perimetro normativo di riferimento per la loro vita contributiva.

La stabilizzazione del quadro normativo

L'intervento, nel suo complesso, rappresenta un tassello fondamentale per la pianificazione a lungo termine delle organizzazioni non profit, le quali, grazie alla proroga decennale, possono contare su una continuità operativa senza doversi confrontare nell'immediato con un cambiamento radicale del trattamento Iva. Questo slittamento, che rinvia al 2036 il passaggio al nuovo regime, consente di affrontare con maggiore preparazione la transizione, assicurando nel contempo che il riordino delle esenzioni venga condotto con la dovuta ponderazione, aspetto non secondario se si considera la pluralità di forme che il terzo settore italiano esprime.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.