Concordato per partite Iva: scadenza prorogata al 30 settembre, ma i forfettari restano fuori
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Redazione Economia
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Il Consiglio dei Ministri, riunitosi il 13 marzo, ha approvato un decreto correttivo che introduce modifiche significative al concordato preventivo biennale (CPB) per il periodo 2025-2026. Tra le novità più rilevanti, spicca la proroga dei termini per l’adesione: le partite Iva avranno tempo fino al 30 settembre, anziché fino al 31 luglio, per decidere se aderire al patto con il Fisco. Una decisione che, se da un lato concede più tempo per valutare l’opportunità di aderire, dall’altro introduce criteri più stringenti e esclusioni che potrebbero lasciare molti professionisti fuori dal gioco.
Tra le principali novità, spicca l’esclusione dei forfettari, i quali non potranno accedere al concordato. Una scelta che, sebbene non sorprenda del tutto, conferma la volontà del legislatore di mantenere separati i regimi fiscali, evitando sovrapposizioni che potrebbero generare ambiguità. Inoltre, il decreto introduce ulteriori cause di esclusione e cessazione dal CPB, modifiche che saranno oggetto di approfondimento da parte delle commissioni parlamentari, alle quali il provvedimento è ora destinato per i pareri di competenza.
Un altro aspetto che ha attirato l’attenzione è l’aumento dell’imposta sostitutiva per coloro che, aderendo al concordato, registrino un incremento reddituale superiore agli 85.000 euro. Una misura che, se da un lato mira a garantire un maggiore gettito fiscale, dall’altro rischia di rendere meno attraente l’adesione al patto per i professionisti con redditi più elevati.
Il decreto, approvato in via preliminare, rappresenta un ulteriore passo nella riforma del sistema fiscale italiano, con interventi che spaziano dalle semplificazioni negli adempimenti tributari al riassetto del sistema sanzionatorio. Tra le modifiche proposte, vi è anche un’interpretazione autentica delle cause di cessazione ed esclusione dal CPB, che mira a chiarire dubbi e ambiguità emersi negli anni passati.
Mentre il provvedimento attende il vaglio delle commissioni parlamentari, resta da vedere come le partite Iva reagiranno alle nuove regole. Quel che è certo è che, con l’esclusione dei forfettari e l’aumento dell’imposta sostitutiva, il concordato preventivo biennale si presenta con un volto diverso rispetto al passato, più selettivo e meno accessibile per alcuni.
Le modifiche, che rientrano in un più ampio piano di fine tuning del patto con il Fisco, confermano la volontà del Governo di rendere il sistema fiscale più efficiente, pur mantenendo un equilibrio tra esigenze di gettito e semplificazione. Tuttavia, la strada per un’effettiva semplificazione sembra ancora lunga, soprattutto per i professionisti che dovranno fare i conti con regole sempre più articolate e, in alcuni casi, meno vantaggiose.




