Dl Accise, la proroga dei versamenti fiscali al 20 luglio per le partite Iva e i forfettari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il decreto legge sulle accise, varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 22 maggio, ha inciso in maniera significativa sul calendario degli appuntamenti con il fisco per una larga fetta di contribuenti. L’intervento più rilevante – che pure si inserisce in un contesto più ampio di tagli alle accise e di nuovi crediti d’imposta per settori come l’autotrasporto e l’agricoltura – riguarda la riscrittura dei termini per il versamento delle imposte derivanti dalle dichiarazioni dei redditi, Irap e Iva. La scadenza originariamente fissata al 30 giugno 2026 è stata infatti posticipata al 20 luglio dello stesso anno; un rinvio di venti giorni che, se da un lato alleggerisce la pressione immediata sui flussi di cassa di professionisti e imprese, dall’altro introduce una maggiorazione per chi decide di approfittare di una dilazione ancora più lunga.

Chi può usufruire della proroga: i soggetti Isa e i forfettari

La misura, va detto, non si applica in maniera universale a tutti i titolari di partita Iva. Ne beneficiano esclusivamente i contribuenti che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (gli Isa), nonché quanti rientrano nel regime forfettario o in quello di vantaggio. Per queste specifiche categorie, il versamento delle somme risultanti a titolo di saldo per il 2025 e quale prima rata (o acconto) per il 2026 – sia esso effettuato in un’unica soluzione o come prima quota – slitta appunto al 20 luglio. Gli altri contribuenti, quelli cioè che non rientrano in questi regimi semplificati, restano invece ancorati alla scadenza ordinaria del 30 giugno, senza possibilità di avvalersi di questo differimento.

La maggiorazione dello 0,8% per chi paga entro il 19 agosto

L’articolazione del provvedimento prevede però un’ulteriore flessibilità temporale, a determinate condizioni. Ai soggetti abilitati – Isa e forfettari – viene concessa la facoltà di posticipare il versamento fino a trenta giorni oltre la nuova scadenza, spostando quindi l’adempimento al 19 agosto. Questa opzione, tuttavia, non è gratuita: comporta l’applicazione di una maggiorazione dello 0,80% a titolo di interessi, che di fatto trasforma il rinvio in una sorta di costo aggiuntivo per la liquidità ottenuta. In sostanza, chi sceglie di pagare tra il 21 luglio e il 19 agosto paga un piccolo extra; chi invece riesce a onorare l’imposta entro il 20 luglio non subisce alcuna penalizzazione.

Impatto sulle dichiarazioni Redditi e Irap del 2026

La novità incide direttamente sulle scadenze legate al modello Redditi 2026 e al relativo quadro Irap. L’effetto pratico, per i destinatari della proroga, è un allungamento dei tempi tecnici per raccogliere la liquidità necessaria, senza dover ricorrere a strumenti di finanziamento esterni. Resta inteso che il differimento non cancella né riduce l’importo dovuto; si limita a spostare in avanti di venti giorni – o, con la maggiorazione, di cinquanta – l’obbligo di versamento. Il decreto accise, in questo senso, non introduce un condono o una rateizzazione agevolata, ma un semplice rinvio dei termini, con una clausola di interesse per chi ritarda oltre la prima finestra utile.

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