Aliquote, esclusioni, date: il concordato cambia per oltre 2 milioni di partite Iva

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il concordato preventivo biennale, introdotto nel 2024, affronta il suo primo restyling con l’obiettivo di rendere più appetibile l’adesione per oltre 2,5 milioni di partite Iva che, finora, hanno preferito non sottoscrivere il patto con il fisco. Le modifiche, contenute nel decreto correttivo approvato dal Consiglio dei ministri, intervengono su diversi fronti: dalla platea dei soggetti interessati al sistema di calcolo delle imposte, passando per le scadenze e le cause di decadenza. Tra le novità più significative, spicca l’esclusione delle partite Iva in regime di flat tax, che non potranno più accedere al concordato.

Il provvedimento, che introduce anche una norma di interpretazione autentica valida retroattivamente, rivede il meccanismo di calcolo delle imposte dovute, cercando di semplificare un processo spesso considerato farraginoso. Inoltre, concede più tempo per le adesioni: il termine, inizialmente fissato al 31 luglio, è stato spostato al 30 settembre, offrendo così due mesi aggiuntivi per valutare l’opportunità di aderire al patto. Una scelta che mira a favorire una decisione più ponderata da parte dei contribuenti, soprattutto alla luce delle nuove regole che escludono i forfettari dal concordato a partire dal 2025.

Le partite Iva che applicano il regime forfettario, infatti, non potranno più beneficiare del concordato preventivo, riservato invece a quelle che adottano il sistema degli Isa. Questa esclusione, inserita tra le misure del decreto correttivo, rappresenta una svolta significativa per il mondo delle piccole imprese e dei professionisti, molti dei quali dovranno ripensare le proprie strategie fiscali.

Il governo, nel tentativo di rendere il concordato più accessibile, ha anche rivisto le cause di decadenza dal patto, intervenendo sia sulle società che sui soci. Le nuove norme, che mirano a chiarire alcuni aspetti controversi, potrebbero avere un impatto rilevante sulle adesioni future, anche se è ancora presto per valutarne gli effetti concreti.

Quello che emerge, tuttavia, è un quadro in evoluzione, dove le partite Iva si trovano a dover fare i conti con scadenze più lunghe, calcoli rivisti e nuove esclusioni. Un cambiamento che, se da un lato offre maggiori opportunità di adesione, dall’altro introduce criteri più stringenti, lasciando fuori una fetta significativa di contribuenti.

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