Concordato preventivo 2025/2026: chi rischia l’esclusione e quali novità arrivano dal decreto correttivo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con l’approvazione del decreto correttivo sul concordato preventivo biennale (CPB), che ha modificato i termini e le condizioni per l’adesione al patto con il Fisco, si apre una fase delicata per contribuenti e professionisti. Le nuove regole, entrate in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, introducono criteri più stringenti e ridefiniscono le cause di esclusione, rendendo essenziale una valutazione attenta per evitare errori che potrebbero compromettere l’accesso al beneficio.

Tra le novità più significative c’è lo slittamento della scadenza per presentare la domanda, una misura che concede maggior tempo per valutare l’opportunità di aderire. Nonostante questo margine, però, restano insidie: chi supera la soglia dei 100.000 euro di ricavi o compensi – pur senza sforare ulteriori limiti – rischia di vedersi preclusa la possibilità di accedere al regime agevolato. Un caso emblematico è quello dei forfettari, esclusi nel 2024 ma che ora potrebbero rientrare attraverso un concordato "triennale", una soluzione pensata per tamponare situazioni di criticità.

Sul fronte degli adempimenti, cambiano anche le regole per il versamento dell’Iva a debito. I contribuenti forfettari, obbligati a integrare le fatture con l’indicazione dell’aliquota e dell’imposta dovuta, dovranno effettuare il pagamento entro il 16 del secondo mese successivo a ogni trimestre solare. Una modifica che, se ignorata, rischia di generare sanzioni e compromettere l’adesione al concordato.

L’istituto del CPB, nonostante le correzioni apportate dal decreto, rimane uno strumento complesso, dove anche un dettaglio formale può trasformarsi in un ostacolo insormontabile. Senza contare che le cause di decadenza – come l’inosservanza dei termini o il mancato versamento delle imposte – continuano a rappresentare un terreno minato. Per questo, l’analisi delle nuove disposizioni diventa cruciale, soprattutto per chi intende sfruttare il biennio 2025/2026 per regolarizzare la propria posizione senza incorrere in esclusioni punitive.

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