Tumore al seno maschile in famiglia: quando pensare a un test genetico?
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Redazione Salute
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La presenza di casi di carcinoma mammario in parenti maschi, come accaduto in una famiglia dove nonno e padre si sono ammalati rispettivamente a ottanta e settantacinque anni, rappresenta un segnale clinico di notevole importanza che spinge a considerare un percorso di consulenza genetica. Questo tipo di storia familiare, infatti, soprattutto se caratterizzata da una diagnosi in età avanzata e associata in un caso a cirrosi epatica non alcolica, può far sospettare la presenza di una mutazione ereditaria, benché l'assenza di test precedenti lasci un'area di incertezza. La domanda che sorge spontanea, dunque, verte non solo sull'opportunità di sottoporsi a indagini specifiche, ma anche sullo spettro di rischi oncologici correlati e sulle modalità di prevenzione da intraprendere, un tema che tocca un numero crescente di persone nel Paese.
Il peso crescente dei tumori ereditari e l'accesso ai test
Le statistiche sanitarie disegnano un quadro in cui le neoplasie con una base genetica ereditaria stanno uscendo dall'ambito della rarità per diventare una realtà significativa: si stima che in Italia circa il dieci percento delle nuove diagnosi di tumore, che ogni anno sono centinaia di migliaia, abbia una radice in una predisposizione familiare. Un dato che, tradotto in numeri assoluti, coinvolge potenzialmente oltre un milione di individui, molti dei quali potrebbero non essere consapevoli del rischio che corrono. Tra le forme più studiate vi sono i carcinomi della mammella e dell'ovaio, dove le mutazioni ai geni Brca1 e Brca2 sono responsabili di migliaia di nuovi casi annui, sottolineando come la comprensione del legame tra geni e malattia sia ormai un pilastro della medicina moderna.
Le lunghe attese e le disparità regionali
Proprio perché fondamentali per definire strategie di sorveglianza e prevenzione personalizzate, i test genetici dovrebbero essere accessibili in tempi rapidi. La realtà, però, spesso si scontra con un sistema sanitario a macchia di leopardo, dove più della metà dei pazienti e dei loro familiari denuncia liste d'attesa interminabili per esami che sono, a tutti gli effetti, salvavita. Centri di eccellenza, come quello della Città della Salute di Torino dove si svolgono migliaia di consulenze genetiche annuali, rappresentano un punto di riferimento, ma non colmano il divario esistente tra regioni nell'offerta di questi servizi essenziali, creando disuguaglianze nell'accesso alle cure.
Percorsi di prevenzione e spettro dei rischi
Per chi, come l'autore della domanda, si interroga su quale strada intraprendere, il primo passo imprescindibile è una valutazione specialistica con un medico genetista. Questa figura, infatti, può analizzare nel dettaglio l'albero genealogico, stimare la probabilità che una mutazione sia presente e indicare l'iter diagnostico più appropriato. L'identificazione di una variante genetica patogenetica, d'altronde, non amplia il rischio solo per il tumore al seno maschile o femminile, ma può essere associata a una maggiore predisposizione per altre neoplasie, rendendo necessari protocolli di controllo più articolati e precoci, che rappresentano l'unica arma efficace in tali scenari.




