Tumore al seno, il test genetico che può evitare la chemioterapia a milioni di donne

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SALUTE

Redazione Salute Redazione Salute   -   Il tumore al seno potrebbe essere trattato senza chemioterapia per milioni di donne grazie ai risultati di nuovi studi basati sull’analisi genetica del Dna tumorale.

Le ricerche presentate da gruppi internazionali di scienziati indicano che una parte molto ampia delle pazienti potrebbe ottenere benefici simili attraverso la sola terapia ormonale, evitando così trattamenti più aggressivi e i relativi effetti collaterali.

I dati sono stati illustrati durante il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago e rappresentano uno dei risultati più rilevanti emersi nell’ambito della personalizzazione delle cure per il tumore al seno. ilmessaggero +2

Il test genomico che cambia l’approccio terapeutico

Al centro della ricerca c’è un innovativo test genetico sviluppato nell’ambito di uno studio coordinato dall’University College London. I risultati mostrano che le pazienti che ottengono un basso punteggio al test genomico possono essere trattate in sicurezza con la sola terapia ormonale.

Secondo quanto emerso, gli esiti risultano pressoché identici rispetto a quelli osservati nelle persone che ricevono anche la chemioterapia.

Lo studio, denominato OPTIMA, è stato progettato per individuare il trattamento più appropriato nei casi di tumore al seno in fase iniziale attraverso un’analisi multiparametrica delle caratteristiche biologiche della malattia. sanitainformazione +2

Le conclusioni della ricerca suggeriscono che oltre due terzi delle pazienti potrebbero evitare la chemioterapia senza aumentare il rischio di recidiva.

Questo approccio consentirebbe di ridurre l’esposizione ai farmaci citotossici nei casi in cui non siano realmente necessari, orientando le decisioni terapeutiche sulla base delle caratteristiche genetiche del tumore.

L’obiettivo è rendere le cure sempre più personalizzate, identificando con maggiore precisione chi può beneficiare di trattamenti meno invasivi e chi invece necessita di strategie più intensive. sanitainformazione +2

Nuovi strumenti per individuare il rischio di recidiva

Accanto ai test genomici che aiutano a scegliere la terapia, la ricerca sul tumore al seno sta sviluppando anche strumenti capaci di monitorare la malattia nel tempo. Un esempio arriva dall’Università di Lund, dove è stato messo a punto un esame del sangue chiamato Pathlight.

Il metodo è progettato per individuare quantità estremamente ridotte di Dna tumorale circolante nel sangue, cioè frammenti genetici rilasciati dalle cellule cancerose che possono rappresentare un segnale precoce di una possibile ricomparsa della malattia. ilmessaggero +2

Lo studio pubblicato su EMBO Molecular Medicine ha coinvolto 136 pazienti sottoposte a chemioterapia e intervento chirurgico per differenti forme di tumore al seno.

I ricercatori hanno valutato la capacità del test di rilevare nel sangue tracce minime di materiale genetico tumorale, con l’obiettivo di identificare i primi segnali di recidiva prima che emergano attraverso altri strumenti diagnostici.

L’approccio punta a offrire un monitoraggio più sensibile e tempestivo, permettendo di seguire l’evoluzione della malattia attraverso un semplice prelievo. ilmessaggero +2

Dalla genetica una nuova fase nella cura del tumore al seno

I risultati presentati a Chicago rafforzano il ruolo della medicina personalizzata nella gestione del tumore al seno.

Da una parte i test genetici consentono di stabilire quali pazienti possano evitare la chemioterapia senza compromettere l’efficacia delle cure; dall’altra, le nuove tecnologie basate sull’analisi del Dna tumorale nel sangue offrono strumenti aggiuntivi per individuare precocemente eventuali segnali di recidiva.

Entrambe le linee di ricerca condividono lo stesso obiettivo: adattare le decisioni cliniche alle caratteristiche biologiche della malattia e ridurre trattamenti non necessari, mantenendo elevati standard di sicurezza per le pazienti. ilmessaggero +2

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