Spalletti spegne 67 candeline tra i gol della Juve: "Bello festeggiare qui, il contratto non conta"
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Redazione Sport
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Il giorno del suo compleanno, Luciano Spalletti si è concesso il lusso di ricevere il regalo più bello direttamente dai suoi giocatori, un gesto che va al di là della mera vittoria e che assume i contorni di una conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, del rapporto speciale che lega l’allenatore toscano all’ambiente bianconero. La goleada per 4-0 rifilata al Pisa, match valido per la ventottesima giornata di Serie A, ha permesso alla Vecchia Signora di archiviare un digiuno in campionato che durava ormai da troppo tempo, riaccendendo, e non potrebbe essere altrimenti viste le ambizioni del club, quella fiammella necessaria per alimentare la rincorsa a un piazzamento utile per la prossima Champions League.
L’analisi del match, come spesso accade con un tecnico del suo spessore, non si è limitata alla mera cronaca dei novanta minuti, ma si è spinta in profondità, scandagliando le dinamiche che hanno trasformato un primo tempo bloccato e privo di sussulti in una ripresa da tre punti pesantissimi. “Nel primo tempo non si riusciva a trovare spazio – ha esordito Spalletti ai microfoni dei media presenti allo stadio –, gli avversari ci concedevano poco e noi non eravamo bravi a cercare le giocate dentro l’area. Poi, nella ripresa, è migliorato tutto: la velocità di esecuzione, la capacità di allargare il loro blocco”. E a proposito di scelte tecniche, il mister ha voluto chiarire un aspetto che ai più potrebbe essere sembrato un semplice cambio dettato dall’andamento della gara: l’uscita dal campo di Gatti. “L’ho tolto – ha spiegato – non certamente perché abbia demeritato, anzi, ma perché a volte sulla sinistra, con un giocatore di piede destro, si fa più fatica a costruire. E io quella volta ho preferito optare per Kelly”.
Un compleanno da incorniciare tra gol e abbracci sotto la curva
Il momento clou della serata, al di là delle quattro reti messe a segno da Cambiaso, Thuram, Yildiz e dal neoentrato Boga, è stato senza dubbio l’abbraccio corale sotto la curva bianconera, un’immagine che il tecnico ha voluto sottolineare con trasporto quasi paterno. “Loro mi fanno sentire totalmente a mio agio, sono nel posto giusto per festeggiare il compleanno – ha confessato con un filo di commozione nella voce –. Mi mancava soltanto il regalo, ed era proprio vederli lì, sotto la curva, a festeggiare con i tifosi. E loro lo hanno fatto. Hanno giocato una buona gara, e bisogna dare merito anche a chi è subentrato, perché dalla panchina, che non è certo una sala d’attesa ma un pezzo di campo da cui si osservano le difficoltà, si sono preparati al meglio”. E a proposito dell’entusiasmante abbraccio con Thuram dopo il suo gol, l’ex ct della Nazionale non ha potuto trattenere una battuta: “L’abbraccio è stato intenso perché ho voluto intrufolarmi tra i suoi capelli, volevo riprovare anch’io l’ebbrezza del ciuffo”.
Le letture tattiche su Yildiz e le sollecitazioni a Boga
Nel vortice delle analisi post-partita, Spalletti si è soffermato con dovizia di particolari sulle prestazioni dei singoli, dispensando elogi ma anche sottolineando quegli aspetti su cui il lavoro quotidiano deve ancora insistere. Riguardo a Kenan Yildiz, autore di una rete splendida, il ragionamento è andato oltre la semplice esecuzione tecnica. “Se Yildiz parte dall’esterno ha più facilità, perché può vedere l’avversario e lo spazio che ha davanti – ha argomentato –. Quando invece gioca dentro al campo, la marcatura è differente, deve assorbire i contatti e avere quell’arte di chi è abituato a giocare spalle alla porta. Certo, con una punta classica davanti, il suo lavoro verrebbe esaltato ancora di più. Lui ha qualità che molti altri non arrivano nemmeno a pensare”. Discorso diverso, ma non meno importante, per Jeremie Boga, subentrato e subito decisivo con un gol. “Lui quelle qualità le ha, sono qualità da attaccante vero – ha proseguito l’allenatore –, ma a volte è un filo molle, deve essere più cattivo, più intenso. Deve capire che quando entra deve creare lo shock negli avversari, deve essere quel giocatore che non si riprende più. La panchina non è una sala d’attesa, è un pezzo di campo dove si vedono gli errori e si sentono le difficoltà, e quando entri le cose le sai già”.
Futuro, contratto e la filosofia del giorno dopo
Interpellato sul suo futuro e sulla questione, sempre spinosa quando si parla di calcio che conta, del rinnovo contrattuale, la risposta di Spalletti è stata netta e in linea con il suo credo pedagogico. “Non bisogna parlare di futuro – ha tagliato corto –, il futuro non conta nulla, e non conta tanto nemmeno un contratto. Il futuro si crea domattina, nell’allenamento che devono fare forte quelli che non hanno giocato. Si crea giorno dopo giorno, momento dopo momento, con l’autodisciplina e con la voglia di migliorarsi. Se eseguiamo bene, se siamo bravi a fare le cose, allora il futuro verrà da sé”. Un monito, il suo, che riecheggia come una filosofia di vita prima ancora che come un semplice metodo di allenamento, e che nella notte dei suoi 67 anni, festeggiati nel migliore dei modi, è suonato come una promessa di impegno e dedizione alla causa bianconera.




