Terzo mandato verso ultimo atto, dopo il no di Fi anche Fdi si sfilà

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’aula del Senato si prepara a vivere, domani mattina, quello che potrebbe essere l’ultimo capitolo di una battaglia politica durata settimane. Sul banco dei voti tornerà l’emendamento della Lega che punta a consentire ai presidenti di Regione – tra cui Luca Zaia in Veneto e Vincenzo De Luca in Campania – di correre per un terzo mandato. Sebbene il parere della commissione Bilancio, ancora assente, potrebbe imporre un rinvio di pochi giorni, la partita appare ormai compromessa.

La frattura nel centrodestra, emersa con nettezza nelle ultime ore, ha lasciato la Lega senza gli appoggi necessari. Dopo il no di Forza Italia, anche Fratelli d’Italia ha fatto marcia indietro. Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione del partito, ha chiarito che, in mancanza di un’intesa tra gli alleati, l’emendamento «non lo possiamo votare». Una presa di posizione che riflette le tensioni interne alla maggioranza, già evidenti nei giorni scorsi quando la discussione sulle riforme costituzionali – dal premierato alla separazione delle carriere – è stata rimossa dal calendario della Camera.

Quella del terzo mandato, insomma, rischia di trasformarsi in una sconfitta non solo per Matteo Salvini, ma per l’intera coalizione. La Lega, che aveva puntato molto sulla modifica per garantire a Zaia – governatore popolare e tra i più votati d’Italia – la possibilità di ripresentarsi, si trova ora a dover fare i conti con un muro alzato dagli stessi alleati. Un colpo d’arresto che, al di là delle questioni procedurali, rivela quanto il tema sia diventato divisivo persino all’interno della maggioranza.

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