Lovati in procura, confermati i versamenti in nero dei Sempio
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Redazione Interno
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L'audizione, che si è protratta per circa quattro ore dinanzi alla pm Claudia Moregola, ha visto Massimo Lovati fornire la sua versione dei fatti in qualità di "persona interessata", una definizione che, pur non coincidendo con quella di un indagato, segnala un coinvolgimento diretto nelle vicende sottoposte a scrutinio. L'avvocato, che in passato ha difeso Andrea Sempio, ha sostanzialmente ribadito una dinamica già emersa in altre sedi, ammettendo di aver ricevuto dalla famiglia del suo ex assistito una somma, stimata intorno ai quindicimila euro, erogata senza tracciabilità fiscale. Quel denaro, stando a quanto dichiarato, sarebbe stato corrisposto per compensare le prestazioni professionali rese, un fatto che Lovati ha sempre riconosciuto, sebbene le circostanze del pagamento, proprio per la loro natura in nero, finiscano ora per intersecarsi con un'indagine più ampia sulla corruzione.
L'inchiesta bresciana e i suoi protagonisti
Il fascicolo sul quale lavora la procura di Brescia, infatti, non si limita a esaminare la questione dei compensi non dichiarati, ma investiga su un presunto sistema corruttivo legato al noto caso di Garlasco. In questo contesto, le dichiarazioni di Lovati acquisiscono un peso specifico, andando a toccare, seppur indirettamente, le posizioni di altri soggetti. Sono ufficialmente indagati, per il reato di corruzione, l'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti – colui che, in passato, richiese l'archiviazione per Andrea Sempio, poi effettivamente disposta da un giudice – e il padre di Andrea, Giuseppe Sempio, figure attorno alle quali l'inchiesta sta cercando di ricostruire eventuali collegamenti illeciti.
Le reazioni e il dibattito pubblico
La lunga giornata in procura non è passata inosservata, alimentando un dibattito che travalica le aule giudiziarie e si propaga nel discorso pubblico. Durante una trasmissione televisiva, l'avvocato di Stasi ha rivolto a Lovati un commento pungente, suggerendo che avesse "perso il senso della misura", un'espressione che sembra alludere alla condotta tenuta dall'uomo. A seguire, il giornalista Milo Infante ha posto una domanda diretta, chiedendo se in quelle operazioni non si celasse nulla di illegale, un interrogativo che rimbalza dalle televisioni agli atti processuali, mostrando quanto la vicenda sia intricata e sensibile.
La posizione dell'avvocato e gli sviluppi procedurali
Dalle ricostruzioni, pare che Lovati abbia espresso un certo scetticismo verso le indagini in corso a Brescia, arrivando a definirle, a quanto si apprende, come qualcosa che gli "fa ridere". Un atteggiamento che contrasta con la gravità delle ipotesi di reato e con la metodica acquisizione degli elementi da parte della magistratura. Ha inoltre fatto riferimento, nel corso dei suoi colloqui con il pm, alle dichiarazioni di altri due avvocati, i quali avrebbero affermato che era lui a "fare i conti", un particolare che potrebbe assumere diversi significati a seconda del contesto in cui verrà inserito dalla pubblica accusa.




