Collegno, sulle telecamere la caccia all'assassino di Marco Veronese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella cintura di Torino, dove via Sabotino incrocia corso Francia, qualcuno ha deposto un mazzo di fiori. Quel piccolo gesto, silenzioso e privato, segna il punto in cui la vita di Marco Veronese, un imprenditore di 39 anni padre di tre figli, è stata stroncata da una violenza inaudita nella notte tra mercoledì e giovedì. L'omicidio, consumatosi all'incirca all'una e mezza, ha lasciato un solco profondo in quella zona di Collegno, un fatto di cronaca nera che gli investigatori stanno affrontando con un lavoro meticoloso e incessante, concentrandosi in particolare sulle riprese dei sistemi di videosorveglianza della zona, nella speranza che quelle immagini, catturate nell'oscurità, possano restituire un volto, o almeno una sagoma, all'autore del delitto.

Il filo delle immagini e la perquisizione

Proprio l'analisi dei filmati, che si protrae senza sosta ormai da ore, costituisce uno dei cardini principali dell'inchiesta affidata ai carabinieri. Gli investigatori, i quali stanno setacciando minuziosamente ogni fotogramma disponibile, non solo nelle immediate vicinanze del luogo dell'agguato ma anche lungo le arterie limitrofe, cercano di ricostruire la fuga dell'uomo incappucciato che ha colpito alle spalle Veronese, forse per individuarne un complice o un testimone involontario che possa aver assistito alla scena. Parallelamente a questo scrutinio digitale, si è sviluppata una pista investigativa più concreta e tangibile, che ha condotto i militari a perquisire per molte ore un'abitazione situata in via Podgora, a pochi metri da via Sabotino. Lì risiederebbe un giovane di 25 anni, i cui movimenti sono al centro delle attenzioni degli inquirenti.

L'uomo ascoltato e la ricerca dell'arma

Il ragazzo, sebbene sia stato sottoposto a un prolungato interrogatorio e nonostante la sua casa sia stata oggetto di accurati accertamenti, al momento non risulta destinatario di alcun provvedimento restrittivo; una circostanza, questa, che lascia intendere come le indagini procedano per accumulo di elementi piuttosto che sulla base di una prova decisiva. Oltre a lui, sono stati sentiti, com'è prassi in questi casi, amici, familiari e vicini di casa del 39enne, con la speranza di far luce sui suoi ultimi giorni e sulle sue frequentazioni. Un altro tassello cruciale, che manca ancora al puzzle investigativo, è rappresentato dall'arma del delitto, con la quale sono state inferte ben tredici coltellate; ritrovarla significherebbe disporre di un elemento fisico di prova di inestimabile valore per il prosieguo delle indagini.

Il lavoro notturno e la strada da percorrere

Il lavoro degli uomini dell'Arma è andato avanti anche nelle ore più profonde della notte, illuminando con i propri fari strade e palazzi in un quartiere normalmente quieto, alla ricerca di un indizio, di un particolare sfuggito in un primo momento, di qualcosa che possa condurre a un nome. La professione dello stesso Veronese, che era attivo proprio nel settore della videosorveglianza, aggiunge un paradosso amaro a una vicenda già di per sé tragica. Mentre la vita, con i suoi fiori deposti ai margini del marciapiede, tenta di riappropriarsi lentamente dei suoi spazi, la macchina della giustizia continua la sua corsa, alimentata dalle immagini in bianco e nero delle telecamere e dalla tenacia di chi non si arrende dinanzi all'oscurità di un omicidio.

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